Vai al contenuto

Risvolte festival: il programma dell’11 Aprile

Data di pubblicazione 8 Aprile 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Dalle 14:30 fino a mezzanotte, Dorado si trasforma in uno spazio attraversabile fatto di corpi, pratiche e relazioni. Sabato 11 aprile prende il via Risvolte – il festival dei femminismi di ieri e di oggi, e lo fa con una prima giornata che non si limita a proporre eventi, ma costruisce un’esperienza.

Incrocio di sguardi è il titolo scelto per aprire il festival, e non è casuale. Lo sguardo diventa il punto di partenza per interrogare il modo in cui ci vediamo, ci riconosciamo e veniamo percepitə. Un gesto quotidiano che qui si carica di significato politico: chi guarda, chi è guardatə, e cosa succede quando si prova a cambiare prospettiva.

Non uno sguardo neutro, ma uno spazio in cui si giocano potere, riconoscimento e possibilità di trasformazione.

Aprire lo spazio: il dialogo tra generazioni

Ad aprire la giornata, alle 15:00, è Cantiere corale, una tavola rotonda che mette in dialogo Lucia Tralli, la Casa delle Donne di Torino e le facilitatrici e i facilitatori dell’Associazione Verba Alessia Gramai, Laura Stoppa e Alice Pescare.

Non si tratta di un confronto frontale, ma di un dispositivo che richiama già nel nome una dimensione processuale. Il “cantiere” diventa il luogo in cui i femminismi si costruiscono e si interrogano, mettendo in relazione esperienze, linguaggi e posizioni diverse.

È qui che si esplicita uno degli elementi più rilevanti del festival: la volontà di creare ponti intergenerazionali senza cancellare le differenze, ma attraversandole.

Pratiche che trasformano: il corpo come spazio di espressione

Nel corso del pomeriggio, il festival si sposta dalle parole alle pratiche, attivando una serie di laboratori che lavorano sul corpo, sulla relazione e sulla percezione.

Con From me, to you, l’artista Laura Guastini, insieme a Olga Sosnovskaya, propone un intervento di ricamo sovversivo che ribalta il significato di un gesto storicamente associato al silenzio e alla disciplina. Il tessile diventa spazio di relazione, superficie condivisa su cui lasciare tracce, costruire presenza, ridefinire appartenenze.

In parallelo, Restare nello sguardo, laboratorio condotto da Gloria Cuminetti, esplora il rapporto tra prossimità, confine e riconoscimento. Lo sguardo non è più solo un atto passivo, ma una pratica attiva che implica responsabilità: guardare senza appropriarsi, restare senza invadere.

Allo stesso tempo, il laboratorio sensoriale Siamo pezzi del tutto, a cura di Elisa Molino dell’Associazione ConTatto, introduce una riflessione sulla relazione come costruzione condivisa. Le persone non sono entità isolate, ma frammenti che si intrecciano, si modificano, si riconoscono attraverso l’incontro.

La performance come rottura

A segnare un cambio di ritmo è Muta-morfosi, la performance di Sara Lisanti, che introduce una dimensione più intensa e perturbante. Il corpo diventa qui luogo di trasformazione, attraversato da elementi che richiedono attenzione e consapevolezza, tanto da prevedere un trigger warning.

È un passaggio che rompe la linearità della giornata e porta lo sguardo in una dimensione più radicale, in cui il corpo non è solo rappresentato, ma esposto nella sua vulnerabilità e nella sua capacità di trasformarsi.

Spazio visivo e attraversamento continuo

Durante tutta la giornata, le esposizioni contribuiscono a costruire un paesaggio visivo che accompagna il pubblico.

L’opera collettiva From me to you e la mostra You are here di Iryna Kostyuk funzionano come dispositivi aperti, che non si limitano a essere osservati ma invitano a una partecipazione attiva, in linea con l’impostazione generale del festival.

Chiudere senza chiudere

La giornata si conclude con Fuoritempo, dj set di Lavalamp b2b Anasbri, accompagnato da un’irruzione performativa di Las Berthas. Un momento che non rappresenta una chiusura, ma una trasformazione ulteriore dello spazio: da luogo di riflessione a spazio di attraversamento collettivo.

Un festival necessario

La giornata dell’11 aprile restituisce con chiarezza il senso più ampio di Risvolte: non un evento da osservare, ma uno spazio da abitare.

In un contesto in cui i femminismi rischiano spesso di essere semplificati o frammentati, il festival prova a costruire un terreno comune fatto di pratiche, relazioni e posizionamenti.

Uno spazio in cui lo sguardo non è mai neutro, ma sempre situato.
E proprio per questo, capace di aprire possibilità.

Iscrizioni al seguente Link.

Programma esteso:

Ritrova tutti gli articoli!

Seguici anche sui nostri social Facebook e Instagram!

Condividi:
Articoli correlati

Altri articoli che potrebbero interessarti