C’è un tempo che non corre. Un tempo che si prende lo spazio di ascoltare, attraversare, mettere in discussione. È da qui che nasce Risvolte, il festival dei femminismi di ieri e di oggi, che nelle prossime settimane trasformerà Torino in un luogo di incontro, confronto e possibilità.
A idearlo è Matassa, una collettiva under 35 nata all’interno della Casa delle Donne di Torino, che insieme a una rete di realtà e persone ha costruito un progetto che va oltre il formato tradizionale di festival. Non un evento concentrato, ma un percorso a tappe, distribuito nel tempo: tre giornate – 11 aprile, 23 maggio, 20 giugno – dalle 14:30 alle 00:00, negli spazi di Dorado, lungo Dora Firenze.
Un invito aperto, gratuito, accessibile su registrazione, che punta a rimettere al centro una domanda tanto semplice quanto necessaria: cosa significa essere femministə oggi?
Un festival che si attraversa
Risvolte non è pensato per essere consumato, ma attraversato. L’idea è quella di costruire uno spazio condiviso in cui femminismi di generazioni diverse possano incontrarsi, dialogare, anche scontrarsi, senza perdere la possibilità della relazione.
Dalle esperienze di chi ha aperto strade negli anni ’70 a chi oggi le interroga e le riscrive, il festival prova a tenere insieme differenze, tensioni e trasformazioni, senza appiattirle. Al contrario, le assume come punto di partenza per costruire connessioni nuove.
Lo fa attraverso linguaggi diversi: parole, pratiche, corpi, arti visive, performance e musica. Un approccio multidisciplinare che riflette la complessità dei temi affrontati.
Si parte dall’11 aprile: incrocio di sguardi
La prima giornata, in programma sabato 11 aprile, si intitola Incrocio di sguardi e ruota attorno a una domanda centrale: chi guarda e chi è guardatə?
Lo sguardo diventa così terreno di potere ma anche spazio di riappropriazione. Un modo per interrogare le narrazioni che, nel tempo, hanno definito quali corpi fossero visibili, desiderabili, legittimi.
Il programma si apre nel pomeriggio con una tavola rotonda che mette in dialogo esperienze e prospettive diverse, per poi svilupparsi in una serie di laboratori e pratiche partecipative: dal ricamo sovversivo, che trasforma un gesto tradizionalmente associato al silenzio in uno spazio di espressione collettiva, ai percorsi teatrali e sensoriali che lavorano sulla relazione e sulla percezione.
La giornata prosegue con una performance intensa e si chiude con musica e interventi artistici, in un continuum che mescola riflessione e sperimentazione.
Un festival che prende posizione
Risvolte nasce da un’esigenza chiara: creare spazi concreti in cui incontrarsi, prendere parola e abitare insieme il presente.
In un contesto segnato da accelerazione e frammentazione, il festival sceglie una direzione diversa. Si sottrae alla logica della performance continua per costruire un tempo più lento, capace di lasciare spazio alla complessità.
Un tempo in cui le differenze non vengono ridotte, ma attraversate.
Accessibilità e responsabilità
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda l’attenzione all’accessibilità. Pur riconoscendo i limiti dello spazio ospitante, l’organizzazione ha previsto una serie di strumenti per rendere il festival il più possibile accogliente: dalla presenza di interpretariato LIS in alcune attività, agli spazi di decompressione, fino alla possibilità di segnalare esigenze specifiche.
Un approccio che non si limita a dichiarazioni di principio, ma prova a costruire concretamente condizioni di partecipazione più ampie.
Un invito aperto
Più che un evento, Risvolte si presenta come un processo. Un luogo temporaneo in cui fermarsi, ascoltare, mettere in discussione il proprio punto di vista.
Un invito rivolto a chi cerca spazi in cui le parole possano diventare pratica, e le differenze occasione di relazione.
Perché, a volte, per cambiare prospettiva basta iniziare da una cosa semplice: chiedersi da dove stiamo guardando.
Iscrizioni gratuite a questo link.
Programma:

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