Vai al contenuto

Arrestato il presidente Anffas: il caso che scuote il mondo della disabilità

Data di pubblicazione 5 Agosto 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Un’inchiesta della Procura di Ragusa ha portato all’apertura di un procedimento giudiziario riguardante il centro diurno Anffas di Modica, dove sarebbero stati contestati presunti episodi di maltrattamento nei confronti di alcune persone con disabilità ospitate nella struttura.

Il 4 agosto sono stati disposti gli arresti domiciliari per due persone: il presidente di Anffas Modica, Giovanni Provvidenza, che ricopriva anche il ruolo di garante della struttura, e un operatore. Altri cinque operatori sono stati sospesi dall’attività lavorativa, mentre il numero complessivo degli indagati sale a tredici.

A seguito dell’intervento delle autorità, il centro diurno è stato chiuso.

Le accuse contestate e il ruolo degli indagati

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le contestazioni riguardano, a vario titolo, i reati di maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione infermieristica.

Gli inquirenti ipotizzano che due degli indagati abbiano avuto un ruolo diretto nelle condotte contestate, mentre ad altri soggetti viene attribuita una presunta mancata segnalazione degli episodi o il mancato intervento di fronte a quanto sarebbe accaduto.

Tra gli elementi oggetto dell’indagine vi sarebbe anche la somministrazione di farmaci da parte di personale non abilitato, in assenza di figure infermieristiche.

Le responsabilità individuali dovranno comunque essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

L’indagine nata da un controllo sulla struttura

Secondo le informazioni diffuse dagli organi di stampa, l’inchiesta sarebbe partita da un’ispezione ordinaria durante la quale sarebbero emerse alcune irregolarità.

Gli episodi al centro dell’indagine riguarderebbero il periodo compreso tra dicembre 2025 e febbraio 2026.

L’attività investigativa ha successivamente portato all’acquisizione di elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti e ai provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria.

La posizione di Anffas: “Condanna assoluta per ogni comportamento lesivo della dignità”

Dopo la diffusione della notizia, Anffas Nazionale e Anffas Sicilia hanno espresso forte sconcerto e una netta condanna rispetto alle condotte contestate, ribadendo però il rispetto per il lavoro della magistratura e per il principio di presunzione di innocenza.

In una nota ufficiale, l’associazione ha sottolineato che qualsiasi comportamento lesivo dell’integrità e dei diritti delle persone con disabilità è incompatibile con i valori e la missione di Anffas.

L’associazione ha ribadito che la tutela della sicurezza, del benessere e della dignità delle persone con disabilità rappresenta una priorità assoluta e ha espresso vicinanza alle persone coinvolte e alle loro famiglie.

Anffas ha inoltre comunicato l’intenzione di adottare provvedimenti interni nei confronti dei soggetti coinvolti nell’indagine e si è riservata la possibilità di costituirsi parte civile in sede processuale.

Parallelamente, l’associazione ha evidenziato la necessità che gli enti pubblici garantiscano continuità nei sostegni alle persone con disabilità e alle famiglie del territorio, evitando che la chiusura del servizio si traduca nella perdita di supporti essenziali.

FISH: “La fiducia delle famiglie deve essere tutelata”

Anche la FISH – Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie ha espresso preoccupazione per quanto emerso dall’inchiesta.

Secondo la Federazione, la vicenda rappresenterebbe una grave violazione del rapporto di fiducia che deve esistere tra persone con disabilità, famiglie, operatori e servizi.

FISH ha posto l’attenzione non solo sulle presunte condotte violente contestate, ma anche sugli aspetti legati alla mancata vigilanza e alla presunta presenza di pratiche non conformi alle regole professionali, come la somministrazione di farmaci affidata a personale non qualificato.

La Federazione ha ribadito che le persone con disabilità devono essere riconosciute come cittadini titolari di diritti e non come destinatari passivi di assistenza.

Per FISH questa vicenda deve rappresentare anche un’occasione di riflessione più ampia sul sistema dei servizi: servono controlli efficaci, maggiore attenzione alla formazione degli operatori e strumenti capaci di prevenire situazioni di abuso o maltrattamento.

Tutelare le persone con disabilità significa rafforzare controlli e responsabilità

Il caso del centro Anffas di Modica riporta al centro un tema fondamentale: i luoghi dedicati alla cura e al sostegno delle persone con disabilità devono essere spazi sicuri, basati sul rispetto, sull’autonomia e sulla dignità.

Al di là degli esiti dell’indagine giudiziaria, la vicenda evidenzia l’importanza di sistemi di monitoraggio efficaci, di una formazione adeguata degli operatori e di una cultura dei servizi fondata sulla responsabilità.

Per le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, la priorità resta una sola: garantire che ogni persona possa ricevere sostegno in contesti dove diritti, sicurezza e dignità siano sempre messi al primo posto.

Ritrova tutti gli articoli!

Seguici anche sui nostri social Facebook e Instagram!

Condividi:
Articoli correlati

Altri articoli che potrebbero interessarti