Per anni i videogiochi sono stati spesso associati esclusivamente a rischi come isolamento, abuso o perdita di tempo. Negli ultimi anni, però, il mondo della ricerca e della salute mentale ha iniziato a guardare al medium videoludico anche da una prospettiva diversa: non solo come possibile fonte di difficoltà, ma anche come strumento capace di favorire comunicazione, consapevolezza e cambiamento.
Nasce così la videogame therapy, una metodologia che utilizza videogiochi selezionati all’interno di un percorso terapeutico guidato da professionistə della salute mentale.
L’obiettivo non è semplicemente “far giocare” una persona, ma utilizzare il videogioco come ambiente sicuro in cui osservare emozioni, reazioni, strategie decisionali e modalità di relazione.
Che cos’è la videogame therapy e come funziona
La videogame therapy è un approccio che integra il videogioco all’interno di un percorso psicologico o psicoterapeutico.
Il metodo è stato introdotto, tra gli altri contesti, dall’USL della Valle d’Aosta, dove è stato utilizzato come supporto nel trattamento di diverse problematiche, tra cui:
- dipendenze patologiche;
- difficoltà scolastiche;
- isolamento sociale;
- disturbi dell’attenzione.
Durante la seduta, la persona gioca insieme allo/a psicoterapeuta in un ambiente controllato. Il videogioco diventa così uno spazio di osservazione: il terapeuta può analizzare scelte, comportamenti, reazioni emotive e modalità con cui la persona affronta situazioni problematiche.
Gli elementi emersi durante il gioco vengono poi rielaborati nel colloquio terapeutico, collegandoli alle esperienze personali e ai vissuti della persona.
Il videogioco come spazio sicuro per esprimere emozioni
Secondo gli esperti, uno degli aspetti più interessanti della videogame therapy è la possibilità di creare un ambiente protetto in cui sperimentare emozioni e comportamenti.
Nel videogioco una persona può affrontare situazioni difficili senza conseguenze reali immediate: può sbagliare, riprovare, cambiare strategia e osservare le proprie reazioni.
Questo permette, secondo il direttore del SerD di Aosta Gerardo Di Carlo, di abbassare alcune difese che possono emergere nei percorsi terapeutici tradizionali e favorire l’espressione di vissuti complessi.
Il gioco può diventare quindi un linguaggio alternativo, particolarmente utile quando emozioni e difficoltà risultano difficili da raccontare attraverso le parole.
Perché i videogiochi possono aiutare nella terapia
La potenzialità terapeutica del videogioco non dipende dal mezzo in sé, ma dal modo in cui viene utilizzato all’interno del percorso.
Secondo ricercatorə dell’Università di Milano-Bicocca, l’efficacia della videogame therapy è legata soprattutto alla capacità del terapeuta di integrare il gioco con specifiche tecniche psicologiche, come:
- ascolto attivo;
- esposizione allo stimolo;
- catarsi;
- desensibilizzazione.
Il videogioco diventa quindi uno strumento attraverso cui lavorare su emozioni, pensieri e comportamenti.
Tra i principali vantaggi individuati ci sono:
- maggiore motivazione nel percorso terapeutico;
- più coinvolgimento della persona;
- maggiore adesione alla terapia;
- possibilità di utilizzare un linguaggio vicino soprattutto alle nuove generazioni.
Per molti giovani, infatti, il mondo videoludico rappresenta un ambiente familiare e meno distante rispetto ai contesti tradizionali della cura.
Videogiochi e giovani: opportunità e rischi
L’utilizzo terapeutico dei videogiochi non significa ignorare i possibili rischi legati a un uso eccessivo o non controllato.
In particolare, bambini e bambine e adolescenti possono essere più vulnerabili allo sviluppo di comportamenti problematici legati al gioco digitale.
Secondo un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 12% di ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni, pari a circa 480.000 studentə, presenta segnali compatibili con un possibile rapporto problematico con i videogiochi.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il confine sempre più sottile tra videogiochi e gioco d’azzardo. Alcuni meccanismi presenti nei giochi digitali, come sistemi di ricompensa casuale o acquisti interni, possono infatti favorire comportamenti rischiosi.
Per questo motivo l’utilizzo consapevole resta fondamentale, soprattutto nelle fasce più giovani.
Non demonizzare i videogiochi: il ruolo dell’uso consapevole
Gli esperti e le esperte sottolineano però l’importanza di evitare una visione esclusivamente negativa del mondo videoludico.
I videogiochi possono offrire anche opportunità positive dal punto di vista:
- cognitivo;
- sociale;
- creativo.
Possono stimolare capacità di problem solving, collaborazione, pianificazione e immaginazione, soprattutto quando vengono scelti e utilizzati in modo equilibrato.
La differenza, quindi, non sta necessariamente nel videogioco in sé, ma nel modo in cui viene vissuto: un utilizzo consapevole può trasformare il gioco digitale in uno strumento di apprendimento, relazione e persino supporto terapeutico.
La terapia del futuro parla anche il linguaggio dei videogiochi
La videogame therapy rappresenta una delle nuove frontiere nell’incontro tra tecnologia e salute mentale.
Non sostituisce il ruolo della psicoterapia tradizionale, ma offre un nuovo strumento per entrare in contatto con emozioni, difficoltà e vissuti attraverso un linguaggio particolarmente vicino alle nuove generazioni.
Il videogioco, da semplice forma di intrattenimento, può diventare così uno spazio di esplorazione personale: un luogo in cui sperimentare, raccontarsi e costruire nuovi percorsi di consapevolezza.
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