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Progetto di vita disabilità: come funziona il nuovo servizio INPS SISDA

Data di pubblicazione 25 Agosto 2026
Tempo di lettura Lettura 8 minuti

La riforma della disabilità compie un nuovo passo verso la sua attuazione concreta. Dal 4 agosto 2026 le persone con disabilità che risiedono nelle province coinvolte nella sperimentazione possono utilizzare il nuovo servizio telematico “SISDA – Trasmissione istanze per il progetto di vita”, messo a disposizione dall’INPS per chiedere l’avvio del percorso finalizzato alla costruzione del proprio progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

La novità è stata introdotta con il Messaggio INPS n. 2550 del 4 agosto 2026 e si inserisce nel percorso avviato dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, che ha ridisegnato il sistema di accertamento e presa in carico delle persone con disabilità. Il nuovo strumento non permette di ottenere direttamente il progetto di vita, ma consente di trasmettere digitalmente all’Ambito Territoriale Sociale (ATS) le informazioni necessarie per avviare il procedimento.

Che cos’è il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato

Il progetto di vita è uno degli elementi centrali della riforma della disabilità. L’idea alla base del nuovo modello è superare una presa in carico frammentata, nella quale i diversi interventi vengono attivati separatamente, per costruire invece un percorso coordinato intorno alla singola persona.

Il progetto dovrebbe tenere conto non soltanto delle necessità assistenziali o sanitarie, ma anche delle preferenze, delle capacità, degli obiettivi e delle aspirazioni della persona con disabilità, considerando i diversi ambiti della vita. L’obiettivo è individuare in maniera integrata i sostegni necessari per favorire autonomia, partecipazione e qualità della vita, nel rispetto delle scelte individuali.

La definizione del progetto non spetta quindi all’INPS. Dopo la presentazione dell’istanza, sarà l’ATS competente a occuparsi dell’avvio del percorso e della valutazione multidimensionale necessaria per elaborare il progetto.

A cosa serve il nuovo servizio SISDA

Il nuovo servizio rappresenta soprattutto un canale digitale per avviare il procedimento.

Attraverso SISDA, la persona autorizza l’INPS a trasmettere all’ATS competente il certificato che attesta la condizione di disabilità, insieme alle eventuali variazioni successive, al questionario WHODAS e ai dati di contatto indicati nella domanda.

L’INPS svolge quindi un ruolo di collegamento tra la persona e l’ambito territoriale che dovrà occuparsi del progetto. Una volta ricevuta la documentazione, sarà infatti l’ATS a contattare l’interessato per avviare il percorso di valutazione multidimensionale e procedere alla predisposizione del progetto di vita.

Questo passaggio è particolarmente importante perché la nuova procedura punta a rendere più strutturato lo scambio di informazioni tra amministrazioni, evitando alla persona di dover ripresentare più volte la stessa documentazione.

Chi può presentare la richiesta

Il servizio non è ancora rivolto a tutte le persone con disabilità residenti in Italia. In questa fase possono utilizzarlo le persone residenti nelle province interessate dalla sperimentazione della riforma che possiedono determinati requisiti.

In particolare, possono presentare l’istanza coloro che possiedono un certificato attestante la condizione di disabilità ai sensi del decreto legislativo n. 62/2024 e che rientrano almeno in una delle condizioni minime previste, oppure coloro che possiedono una certificazione rilasciata ai sensi della legge 104/1992 prima dell’entrata in vigore della riforma.

Tra i requisiti previsti dal servizio rientrano, ad esempio, un’invalidità civile superiore al 33% e specifiche condizioni relative alla disabilità visiva. La normativa contempla inoltre altre situazioni legate alla condizione di disabilità, all’età e alla necessità di sostegno.

È importante sottolineare che il possesso dei requisiti consente di presentare l’istanza, ma non determina automaticamente l’elaborazione di uno specifico progetto di vita: quest’ultimo sarà definito dall’ATS sulla base della successiva valutazione multidimensionale.

Chi è escluso temporaneamente

La normativa prevede per il momento un’esclusione specifica per le persone ultrasettantenni non autosufficienti che percepiscono l’indennità di accompagnamento per invalidità civile o per cecità assoluta.

L’esclusione è temporanea ed è legata alla necessità di coordinare questa parte della riforma con il più ampio processo di revisione delle politiche dedicate alle persone anziane non autosufficienti.

Come presentare online l’istanza

La domanda può essere presentata esclusivamente online attraverso il servizio “SISDA – Trasmissione istanze per il progetto di vita” disponibile sul portale INPS.

Per raggiungerlo occorre seguire il percorso:

Sostegni, Sussidi e Indennità → Per disabili/invalidi/inabili.

L’accesso richiede un’identità digitale. Sono accettati:

  • SPID almeno di livello 2;
  • Carta d’identità elettronica (CIE) di livello 3;
  • Carta nazionale dei servizi (CNS);
  • eIDAS, secondo le modalità previste dal servizio.

L’istanza può essere presentata direttamente dalla persona con disabilità. Per un minore può occuparsene il genitore, mentre tutore, curatore o amministratore di sostegno possono presentare la richiesta quando dispongono dei poteri necessari e delle modalità di delega previste.

Quali documenti e informazioni vengono trasmessi all’ATS

La procedura digitale permette di autorizzare l’INPS a trasferire all’ATS competente una serie di informazioni necessarie per avviare il percorso.

Tra queste ci sono il certificato definitivo attestante la condizione di disabilità, disponibile nella versione integrale e in quella con omissione dei dati non necessari, le eventuali successive variazioni, il questionario WHODAS e i dati di contatto forniti dalla persona.

Il WHODAS è uno strumento utilizzato per raccogliere informazioni sul funzionamento della persona e sulle difficoltà che può incontrare nelle diverse attività della vita. I dati trasmessi contribuiscono quindi a fornire agli operatori un quadro più completo in vista della valutazione multidimensionale.

Cosa succede dopo la domanda

La presentazione online non conclude il procedimento. È, al contrario, il punto di partenza del percorso.

Dopo aver ricevuto la documentazione dall’INPS, l’ATS competente contatterà la persona interessata per procedere con la valutazione multidimensionale. Questa fase serve a prendere in considerazione la situazione della persona nel suo complesso e a individuare gli interventi e i sostegni più adeguati.

Il progetto di vita dovrebbe quindi essere costruito con la partecipazione della persona interessata, tenendo conto dei suoi bisogni ma anche delle sue scelte e dei suoi obiettivi. È proprio questo carattere individuale, personalizzato e partecipato a rappresentare una delle principali novità della riforma.

La domanda può essere presentata anche direttamente all’ATS

L’utilizzo del nuovo servizio INPS non è l’unico modo previsto dalla normativa per chiedere l’elaborazione del progetto di vita.

L’articolo 23 del decreto legislativo n. 62/2024 mantiene infatti la possibilità per la persona con disabilità di presentare l’istanza direttamente, in forma libera e in qualsiasi momento, all’Ambito Territoriale Sociale competente per il Comune di residenza oppure all’altro ente eventualmente individuato dalla normativa regionale.

SISDA rappresenta quindi una nuova modalità telematica che facilita la trasmissione delle informazioni tra cittadino, INPS e territorio, ma non elimina la possibilità di rivolgersi direttamente all’ente competente.

Quali sono le province coinvolte nella sperimentazione

La sperimentazione della riforma della disabilità è stata introdotta progressivamente.

La prima fase è partita il 1° gennaio 2025 e ha coinvolto nove province: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste.

Dal 30 settembre 2025 il sistema è stato esteso ad altri territori, tra cui Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo e Vicenza, oltre alla Provincia autonoma di Trento e alla Valle d’Aosta.

La terza fase è partita il 1° marzo 2026 e ha aggiunto altre 40 province. Tra queste ci sono Roma, Milano, Torino, Bologna, Bergamo, Como, Catania, Messina, Cagliari, Venezia, Verona, Udine, Pordenone, Ravenna, Rimini e molte altre.

L’elenco completo comprende:

Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Terni, Treviso, Venezia, Verona e la Provincia autonoma di Bolzano.

Per Bolzano, tuttavia, l’INPS precisa che la gestione dell’accertamento della condizione di disabilità segue una disciplina particolare e l’Istituto non è coinvolto nella gestione di tale procedimento.

Quando la riforma sarà estesa a tutta Italia?

La sperimentazione dell’accertamento della disabilità è destinata a concludersi il 31 dicembre 2026. Secondo il calendario attualmente indicato dall’INPS, la nuova disciplina dovrebbe entrare a regime su tutto il territorio nazionale dal 1° gennaio 2027.

Questo significa che, al momento, le modalità previste dalla riforma non possono ancora essere considerate uniformemente applicabili in ogni provincia italiana. Per chi vive fuori dai territori interessati dalla sperimentazione rimangono quindi valide le procedure previste dalla normativa applicabile nella propria zona.

Il nuovo servizio INPS e la semplificazione per le persone con disabilità

L’attivazione di SISDA rappresenta un passaggio concreto nell’attuazione della riforma. La novità non consiste semplicemente nella possibilità di compilare una domanda online: il sistema è pensato per collegare digitalmente l’accertamento della condizione di disabilità con il successivo percorso di presa in carico territoriale.

L’obiettivo è arrivare a una gestione più coordinata degli interventi, nella quale la persona non debba orientarsi tra servizi separati senza un collegamento tra loro. Il progetto di vita dovrebbe invece riunire, in una prospettiva personalizzata, i sostegni necessari nei diversi ambiti dell’esistenza.

Per ora il servizio riguarda soltanto i territori della sperimentazione, ma rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la riforma sta passando dalla fase normativa a quella operativa. L’ulteriore estensione prevista dal 1° gennaio 2027 dovrebbe segnare il passaggio a un sistema applicato sull’intero territorio nazionale.

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