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Whable: l’app per trovare luoghi accessibili e inclusivi

Data di pubblicazione 13 Agosto 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Organizzare una giornata fuori casa dovrebbe essere semplice: scegliere un ristorante, visitare una mostra, partecipare a un evento o programmare un viaggio senza dover affrontare ogni volta il dubbio di trovare barriere impreviste.

Per molte persone con disabilità, però, una domanda resta ancora troppo frequente: “Quel luogo sarà davvero accessibile?”

Non sempre le informazioni disponibili sono sufficienti. Una dicitura generica come “accessibile” può non raccontare aspetti fondamentali della quotidianità: un ingresso troppo stretto, una rampa con una pendenza difficile da affrontare, un bagno non utilizzabile o un percorso interno con ostacoli.

Da questa esigenza nasce Whable, un’applicazione che punta a rendere più semplice la ricerca di luoghi accessibili attraverso informazioni dettagliate e il contributo diretto della community.

Whable nasce per trasformare l’accessibilità in informazioni concrete

Il progetto è stato fondato da Marco Altea durante un hackathon nel 2022, con l’obiettivo di creare uno strumento utile per chi deve organizzare i propri spostamenti tenendo conto delle caratteristiche reali degli ambienti.

Il nome Whable nasce dall’unione di due parole inglesi: “wheels” e “able”, richiamando il concetto di movimento, possibilità e autonomia.

L’app è oggi presente in oltre 30 città italiane e permette alle persone utenti di condividere recensioni accompagnate da dati pratici e immagini.

L’obiettivo non è semplicemente indicare se un luogo è “accessibile” oppure no, ma fornire elementi che permettano a ciascuna persona di valutare autonomamente se quello spazio risponde alle proprie necessità.

Non un semplice voto, ma informazioni utili per scegliere

Uno degli aspetti più interessanti di Whable è il superamento dell’idea di accessibilità come caratteristica unica e uguale per tutte le persone.

Un luogo può essere accessibile per una persona e presentare comunque ostacoli per un’altra, perché le esigenze possono cambiare in base alla propria condizione e alle proprie necessità.

Per questo l’app raccoglie informazioni specifiche, come:

  • larghezza degli ingressi;
  • presenza di gradini;
  • caratteristiche delle rampe e delle pendenze;
  • accessibilità dei bagni;
  • presenza di ostacoli nei percorsi interni;
  • informazioni utili per orientarsi negli spazi.

Questi dettagli permettono di costruire una valutazione più completa e realistica, evitando giudizi troppo generici.

La community al centro: le esperienze diventano una risorsa condivisa

Il cuore di Whable è la partecipazione delle persone che utilizzano l’app.

Ogni recensione può diventare un aiuto concreto per chi visiterà lo stesso luogo in futuro. Una difficoltà segnalata oggi può permettere a un’altra persona di organizzarsi meglio domani.

Un esempio riguarda la segnalazione di un utente sulle difficoltà incontrate a causa della ghiaia presente nell’Orto botanico della Pinacoteca di Brera: un dettaglio apparentemente secondario, ma fondamentale per chi si muove con determinati ausili.

Questo tipo di informazioni rende evidente un aspetto importante: l’accessibilità non dipende soltanto dalla presenza di grandi barriere architettoniche, ma anche da piccoli elementi che possono influenzare concretamente la possibilità di vivere uno spazio in autonomia.

L’accessibilità non ha una sola definizione

Secondo il team di Whable, non esiste un unico modello di luogo accessibile.

Le esigenze possono riguardare diversi ambiti:

  • accessibilità motoria;
  • accessibilità sensoriale;
  • accessibilità cognitiva.

Per questo l’obiettivo dell’app non è creare una classificazione rigida, ma offrire informazioni oggettive e dettagliate che permettano alle persone di prendere decisioni consapevoli.

Un approccio che sposta il focus dalla domanda “Questo luogo è accessibile?” alla domanda più utile: “Questo luogo è adatto alle mie esigenze?”

Tecnologia e partecipazione per costruire città più inclusive

Strumenti come Whable mostrano come la tecnologia possa diventare un supporto concreto per aumentare l’autonomia delle persone con disabilità.

L’accessibilità, infatti, non riguarda soltanto l’eliminazione delle barriere fisiche, ma anche la possibilità di avere informazioni corrette per scegliere, programmare e partecipare alla vita sociale.

Sapere in anticipo cosa aspettarsi significa ridurre l’incertezza e aumentare la libertà di movimento.

In questo senso, la forza di Whable non sta solo nell’applicazione, ma nella rete di esperienze condivise che costruisce: ogni contributo aggiunge conoscenza e rende più semplice per altre persone vivere gli spazi della propria città.

Perché una società realmente inclusiva non è quella in cui tutte le persone si adattano agli ambienti esistenti, ma quella in cui gli ambienti vengono progettati e raccontati tenendo conto della diversità delle persone.

 

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