Avere una casa non significa soltanto avere un luogo in cui abitare. Significa poter scegliere come organizzare le proprie giornate, imparare a gestire gli spazi, costruire relazioni, sperimentare responsabilità e immaginare il proprio futuro. È da questa idea di autonomia che nasce “Il Molino si fa Casa”, il nuovo progetto inaugurato al Molino di Cavoretto, sulle colline torinesi.
Promosso da Fondazione OZ ETS, il progetto ha trasformato gli spazi del primo piano dell’edificio di corso Moncalieri 262 in un luogo dedicato ai percorsi di vita indipendente e all’inclusione delle persone con disabilità. Quattro unità residenziali accessibili, capaci di accogliere fino a sei beneficiari, pensate non come semplice soluzione abitativa, ma come spazio nel quale sperimentare concretamente nuove forme di autonomia.
Una casa per imparare a scegliere
Il progetto si inserisce nei percorsi finanziati dal PNRR attraverso la Missione 5, Componente 2, linea di investimento 1.2, dedicata ai “Percorsi di autonomia per persone con disabilità”.
L’obiettivo non è soltanto mettere a disposizione ambienti accessibili. Il servizio propone infatti percorsi personalizzati nei quali ragazze e ragazzi con disabilità possono lavorare su competenze legate alla vita quotidiana, alla cura della casa, alla socializzazione, all’uso degli strumenti digitali, all’educazione alimentare e alla gestione del denaro, fino all’orientamento al lavoro.
L’autonomia, in questa prospettiva, non coincide con il fare tutto da solə e nemmeno con l’assenza di qualsiasi supporto. Significa poter sviluppare le proprie capacità e avere gli strumenti necessari per partecipare alle decisioni che riguardano la propria vita.
È una differenza importante: l’obiettivo non è sostituirsi alla persona, ma accompagnarla nella costruzione del proprio progetto di vita.
Quattro residenze, spazi condivisi e vita quotidiana
La riqualificazione ha interessato gli ambienti del primo piano del Molino, con interventi di risanamento, adeguamento e isolamento termico.
Sono state realizzate quattro unità residenziali accessibili, insieme a spazi comuni destinati alle attività formative e sociali, una cucina condivisa e una lavanderia.
Proprio gli spazi comuni raccontano una parte importante del progetto. Vivere in autonomia non significa infatti soltanto disporre di una stanza o di un appartamento accessibile, ma poter costruire una quotidianità fatta anche di incontri, attività e relazioni.
La casa diventa così un luogo nel quale sperimentare competenze che possono sembrare ordinarie — cucinare, fare la spesa, occuparsi degli ambienti, organizzare le proprie risorse — ma che assumono un significato molto più grande quando rappresentano passaggi verso una maggiore autodeterminazione.
Dall’assistenza al progetto di vita
Nel corso dell’inaugurazione, la vicesindaca di Torino Michela Favaro ha sottolineato l’importanza di costruire percorsi di vita autonoma e di sviluppare servizi capaci di rispondere alle diverse necessità delle cittadine e dei cittadini con disabilità.
Anche l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha evidenziato il legame tra autonomia, competenze quotidiane, relazioni e orientamento al lavoro, mentre l’assessore alle Politiche sociali della Città di Torino Jacopo Rosatelli ha richiamato il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione.
Sono parole che riportano il progetto a una questione più ampia: che cosa significa davvero parlare di vita indipendente?
Per anni, il tema della disabilità è stato affrontato troppo spesso attraverso ciò che una persona non può fare e attraverso la quantità di assistenza di cui avrebbe bisogno. Un percorso di autonomia parte invece da una domanda diversa: quali strumenti, sostegni e opportunità servono perché quella persona possa esercitare il maggior controllo possibile sulla propria vita?
Il Molino si inserisce proprio in questo cambio di prospettiva.
Una rete per costruire autonomia
Il progetto nasce dalla collaborazione tra soggetti diversi. L’investimento complessivo ammonta a 714 mila euro: 357 mila euro provengono dai fondi PNRR, 200 mila euro dal Piano di Inclusione Sociale della Città di Torino e 157 mila euro dal cofinanziamento di Fondazione OZ ETS.
Alla realizzazione hanno contribuito anche Fondazione Creonti, Fondazione Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo, insieme alle istituzioni pubbliche e alla rete territoriale.
L’idea di fondo è quella di una collaborazione nella quale pubblico, privato e Terzo settore mettono in comune risorse e competenze per costruire opportunità concrete.
Durante l’inaugurazione, la presidente e fondatrice di Fondazione OZ Enrica Baricco ha definito il Molino non semplicemente come un edificio recuperato, ma come una casa capace di offrire spazi, persone, relazioni e opportunità.
Ed è forse proprio il passaggio da “edificio” a “casa” a raccontare meglio il senso dell’intervento.
Un edificio può essere accessibile. Una casa, invece, dovrebbe poter essere abitata, vissuta, trasformata in uno spazio proprio.
Autonomia significa anche partecipare
Il percorso proposto dal Molino non riguarda quindi soltanto le abilità domestiche.
Le attività comprendono anche la socializzazione, lo sviluppo delle competenze digitali e l’orientamento al lavoro. Tutti elementi che contribuiscono a una vita indipendente perché l’autonomia non si costruisce soltanto dentro le mura domestiche.
Avere maggiore controllo sulla propria quotidianità significa anche poter uscire, incontrare altre persone, accedere alla formazione, lavorare, gestire il proprio denaro, coltivare interessi e partecipare alla vita della comunità.
Per questo parlare di abitare accessibile significa parlare anche di diritto alla partecipazione.
Una casa che permette a una persona con disabilità di sperimentare maggiore autonomia può diventare un punto di partenza per attraversare anche gli altri spazi della città con maggiore libertà.
Non una soluzione uguale per tuttə
Un altro elemento centrale del progetto è la personalizzazione dei percorsi.
Non esiste infatti un’unica idea di autonomia valida per tutte le persone con disabilità. Capacità, desideri, necessità di supporto e obiettivi possono essere molto diversi.
L’accompagnamento educativo previsto dal Molino parte proprio da questa variabilità, con percorsi costruiti sulle persone e sulle competenze che ciascunə può sviluppare.
È un approccio che permette di allontanarsi sia dall’idea di autonomia come prestazione — essere autonomə significa riuscire a fare tutto senza aiuto — sia da quella opposta, nella quale la persona viene considerata principalmente attraverso i suoi bisogni assistenziali.
Tra questi due estremi esiste una dimensione più concreta: avere supporti adeguati per poter scegliere.
Il diritto di costruire la propria quotidianità
Con l’apertura del Molino di Cavoretto, Torino aggiunge un nuovo tassello alle iniziative dedicate alla vita indipendente delle persone con disabilità.
Il progetto non risolve naturalmente, da solo, tutte le questioni legate all’abitare accessibile, al lavoro, ai servizi e al sostegno alla vita indipendente. Ma introduce uno spazio nel quale questi elementi possono essere messi in relazione e sperimentati nella quotidianità.
Perché parlare di autonomia non significa chiedere alle persone con disabilità di dimostrare quanto sanno fare da sole. Significa creare le condizioni perché possano scegliere dove e come vivere, con chi condividere gli spazi, quali competenze sviluppare e quale direzione dare al proprio futuro.
Il Molino si fa Casa parte da qui: dall’idea che una casa accessibile non sia soltanto un luogo senza barriere, ma possa diventare uno spazio per esercitare diritti, costruire relazioni e prendere parte alla vita della comunità.
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