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Caregiver familiari, via libera della Camera: cosa prevede il ddl

Data di pubblicazione 15 Ottobre 2026
Tempo di lettura Lettura 7 minuti

Il riconoscimento del lavoro di cura svolto ogni giorno da milioni di persone entra in una nuova fase, ma restano aperte le domande sull’effettiva portata delle tutele. Il 14 ottobre 2026 la Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge sui caregiver familiari, con 153 voti favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti. Il provvedimento introduce una definizione nazionale della figura del caregiver e prevede misure di sostegno economico e sociale. Le opposizioni, tuttavia, contestano l’insufficienza delle risorse e i requisiti per accedere ai benefici. Il testo passa ora all’esame del Senato.

Ddl caregiver familiari: che cosa è stato approvato

Il disegno di legge, intitolato Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari, mira a riconoscere il valore sociale ed economico dell’assistenza non professionale prestata in ambito familiare.

In Italia, il ruolo dei caregiver era già riconosciuto dalla legge di bilancio del 2018, ma mancava una disciplina organica nazionale capace di definire un quadro unitario di riconoscimento e tutele. Il nuovo provvedimento punta a colmare questa lacuna, introducendo misure differenziate in funzione dell’impegno assistenziale e prevedendo il coinvolgimento dei e delle caregiver nella pianificazione degli interventi rivolti alle persone assistite.

L’approvazione della Camera rappresenta però soltanto un passaggio dell’iter legislativo: il testo non è ancora una legge definitivamente approvata e dovrà essere esaminato dal Senato.

Chi è il caregiver familiare e quali tutele sono previste

Il ddl definisce caregiver familiare la persona maggiorenne che assiste e si prende cura di un familiare o di un’altra persona legata da specifici rapporti di parentela, affinità o convivenza, in presenza delle condizioni di disabilità o non autosufficienza previste dal testo.

L’attività di cura comprende il sostegno nella vita quotidiana, nella mobilità, nelle relazioni e nelle necessità personali. Non si limita quindi all’assistenza materiale, ma può coinvolgere una parte consistente dell’organizzazione della vita della persona assistita.

Il provvedimento individua quattro profili di caregiver, differenziati in base al numero di ore dedicate all’assistenza e alla convivenza con la persona assistita. La distinzione serve a graduare le tutele in funzione dell’intensità del carico di cura.

Tra le misure previste figurano:

  • il riconoscimento formale del caregiver attraverso una procedura gestita dall’INPS;
  • il coinvolgimento nella valutazione, nella pianificazione e nel monitoraggio degli interventi assistenziali;
  • misure per favorire la conciliazione tra cura, lavoro e formazione;
  • sostegni per la tutela del benessere psicofisico, tra cui supporto psicologico e possibilità di sostituzione in caso di emergenza, secondo le condizioni previste;
  • un contributo economico per una specifica categoria di caregiver con un carico assistenziale particolarmente elevato.

Le misure non sono però accessibili indistintamente a tutte le persone che assistono un familiare: i requisiti e le modalità di attuazione variano a seconda del beneficio. È quindi importante distinguere il riconoscimento generale della figura del caregiver dall’accesso ai singoli sostegni.

Contributo economico per i caregiver: importi e requisiti

Uno degli aspetti più discussi del provvedimento riguarda il sostegno economico. Il ddl prevede un contributo a partire dal 2027 per i caregiver familiari prevalenti, cioè conviventi con una persona non autosufficiente e impegnati nell’assistenza per almeno 91 ore settimanali.

Per accedere al contributo sono previste condizioni economiche restrittive, tra cui un limite al reddito da lavoro e una soglia ISEE. Il testo contempla inoltre un importo massimo di 1.200 euro per trimestre, equivalente a 400 euro mensili, ma non garantisce automaticamente a ogni avente diritto l’erogazione del massimo: l’importo effettivo deve essere determinato periodicamente in funzione delle risorse disponibili e del numero dei beneficiari.

La questione è centrale perché un contributo economico può rappresentare un aiuto concreto per chi ha dovuto ridurre o abbandonare il lavoro per assistere un familiare. Allo stesso tempo, i requisiti rischiano di escludere persone che sostengono un carico assistenziale significativo, ma non rientrano nel profilo individuato per il beneficio.

Il riconoscimento giuridico della figura del caregiver, dunque, non coincide con il diritto automatico a ricevere un sostegno economico.

Le risorse stanziate e le critiche delle opposizioni

Il provvedimento prevede risorse pari a 257 milioni di euro per il 2027 e 260 milioni annui a partire dal 2028. Per il governo si tratta di un primo passo verso il riconoscimento di un’attività che per lungo tempo è rimasta priva di un quadro nazionale organico.

La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha definito l’approvazione un segnale concreto per le persone che assistono i propri cari, sottolineando l’importanza di riconoscere il valore sociale della cura e di introdurre sostegni differenziati in base all’impegno richiesto.

Le opposizioni contestano invece la portata delle misure e l’adeguatezza dei finanziamenti. Secondo le critiche espresse in Parlamento, le risorse disponibili non sarebbero sufficienti rispetto al numero delle persone coinvolte e ai bisogni delle famiglie. Vengono inoltre messi in discussione i requisiti per accedere al contributo, considerati troppo selettivi.

Il confronto non riguarda quindi soltanto l’opportunità di riconoscere il ruolo dei caregiver, ma anche il numero di persone che potranno beneficiare concretamente delle nuove misure e l’entità del sostegno ricevuto.

Per comprendere la portata della riforma sarà necessario osservare come il testo verrà modificato durante l’iter parlamentare e come saranno applicate le disposizioni previste.

Il rischio di lasciare la cura sulle spalle delle famiglie

Il dibattito sul ddl caregiver riporta al centro una questione che riguarda l’organizzazione stessa del sistema di assistenza: quanto del lavoro necessario a garantire sostegno e continuità assistenziale viene affidato alle famiglie?

Il lavoro di cura svolto dai familiari è spesso indispensabile, ma può comportare conseguenze rilevanti sulla vita di chi assiste: riduzione dell’orario lavorativo, rinuncia a opportunità professionali, difficoltà economiche, isolamento sociale e limitazioni della vita personale. Riconoscere queste conseguenze significa considerare il caregiver non soltanto come una risorsa per il sistema assistenziale, ma anche come una persona titolare di diritti e bisogni propri.

Tuttavia, valorizzare il caregiver non dovrebbe tradursi nel rendere la famiglia l’unica risposta disponibile alle necessità di assistenza. Il sostegno ai familiari deve accompagnarsi a servizi territoriali accessibili, assistenza professionale, interventi di sollievo e misure che permettano di conciliare la cura con il lavoro e la vita privata.

Altrimenti, il riconoscimento formale rischia di non modificare in modo sostanziale la distribuzione del carico assistenziale.

Il diritto alla cura deve comprendere anche l’autodeterminazione

La questione riguarda anche le persone che ricevono assistenza. Parlare di caregiver significa infatti considerare una relazione nella quale entrambe le persone hanno diritti, esigenze e possibilità di scelta.

Il ddl prevede il coinvolgimento della persona assistita nella scelta del caregiver e richiama il principio di autodeterminazione. È un aspetto importante: la necessità di assistenza non dovrebbe comportare la perdita della possibilità di decidere sulla propria vita, sulle proprie relazioni e sulle modalità con cui ricevere sostegno.

Allo stesso modo, il riconoscimento del ruolo dei familiari non può sostituire il diritto delle persone con disabilità a disporre di servizi adeguati e di opportunità concrete per vivere secondo le proprie preferenze.

Un sistema inclusivo deve quindi sostenere chi presta cura senza trasferire interamente sulle famiglie la responsabilità dell’assistenza e senza limitare l’autonomia di chi la riceve.

Ddl caregiver: il prossimo passaggio è al Senato

Dopo il via libera della Camera, il disegno di legge passa al Senato, dove il testo potrà essere esaminato e modificato prima della sua eventuale approvazione definitiva.

I prossimi passaggi saranno determinanti per capire quali tutele entreranno effettivamente in vigore, come saranno definiti i criteri di accesso e quale sarà la portata concreta dei sostegni economici e dei servizi previsti.

Il riconoscimento del lavoro di cura rappresenta un passaggio significativo, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di trasformare i principi in misure accessibili e adeguate ai bisogni reali.

Perché riconoscere il valore dei caregiver significa anche garantire loro il diritto a non essere lasciati soli. E significa, allo stesso tempo, costruire un sistema nel quale il diritto all’assistenza e all’autodeterminazione delle persone con disabilità non dipenda esclusivamente dalle risorse, dal tempo e dalle possibilità dei propri familiari.

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