Per molte persone che convivono con il diabete, camminare non è un gesto scontato. Una passeggiata, stare in piedi a lungo o semplicemente appoggiare il piede a terra possono trasformarsi in esperienze dolorose o rischiose.
La causa è spesso la neuropatia diabetica periferica, una delle complicanze più frequenti del diabete, che colpisce i nervi soprattutto degli arti inferiori. La progressiva perdita di sensibilità ai piedi può provocare dolore cronico, difficoltà nell’equilibrio, problemi nella percezione del terreno e, nei casi più gravi, contribuire allo sviluppo di ulcere e amputazioni.
A cercare una nuova strada per affrontare questa condizione è una giovane realtà nata in Svizzera: Mynerva, spin-off dell’ETH di Zurigo, uno dei principali centri europei per la ricerca tecnologica e scientifica.
La sua innovazione si chiama Leia: un paio di “calzini intelligenti” progettati per aiutare le persone con neuropatia diabetica attraverso una combinazione di sensori, intelligenza artificiale e stimolazione nervosa.
Quando il piede perde sensibilità: il problema della neuropatia diabetica
La neuropatia diabetica è una complicanza del diabete legata al danneggiamento progressivo dei nervi periferici, ovvero quelli che trasmettono informazioni tra il sistema nervoso centrale e il resto del corpo.
Quando vengono colpiti i nervi dei piedi possono comparire diversi sintomi:
- formicolii;
- bruciore;
- dolore persistente;
- maggiore sensibilità al contatto;
- perdita della percezione del caldo, del freddo o della pressione;
- difficoltà nel mantenere l’equilibrio.
Uno degli aspetti più problematici è proprio la riduzione della sensibilità: una persona potrebbe non accorgersi di una ferita, di una pressione anomala della scarpa o di un piccolo trauma. Nel tempo, queste lesioni possono peggiorare fino a diventare ulcere difficili da trattare.
Secondo gli esperti, la prevenzione delle complicanze del piede diabetico passa anche dalla capacità di mantenere una corretta percezione degli stimoli esterni e di intervenire tempestivamente.
Ed è proprio su questo meccanismo che Mynerva ha deciso di lavorare.
Leia: il calzino che comunica con il cervello
L’idea alla base di Leia nasce da una domanda semplice ma ambiziosa: se il problema è che il cervello non riceve più correttamente le informazioni provenienti dal piede, è possibile creare un nuovo canale di comunicazione?
La fondatrice di Mynerva, la neuroscienziata Greta Preatoni, ha sviluppato una tecnologia basata sulla cosiddetta neuromodulazione sensoriale, un approccio che utilizza stimoli controllati per attivare le fibre nervose ancora funzionanti.
Il dispositivo è integrato direttamente nel tessuto del calzino e utilizza:
- sensori capaci di rilevare la pressione esercitata dal piede sul terreno;
- un sistema elettronico miniaturizzato;
- algoritmi di intelligenza artificiale;
- stimolazioni elettriche personalizzate.
Quando la persona cammina, i sensori raccolgono informazioni sul movimento e sulla distribuzione del peso. Questi dati vengono elaborati da un microcomputer che genera impulsi elettrici mirati.
Il cervello interpreta questi segnali come nuove informazioni tattili, contribuendo a ricostruire una percezione più stabile dell’appoggio del piede.
L’obiettivo non è “riparare” il nervo danneggiato, ma sfruttare le capacità residue del sistema nervoso per migliorare la comunicazione tra corpo e cervello.
L’intelligenza artificiale per un trattamento personalizzato
Uno degli elementi più innovativi di Leia è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Ogni persona cammina in modo diverso: cambia la pressione esercitata sui piedi, il ritmo dei passi, la postura e il modo in cui distribuisce il peso.
Per questo motivo una stimolazione identica per tutte e tutti potrebbe non essere efficace.
Il sistema sviluppato da Mynerva analizza il comportamento dell’utente e impara progressivamente ad adattare:
- intensità degli impulsi;
- frequenza della stimolazione;
- modalità di risposta.
L’obiettivo è creare un trattamento personalizzato, costruito sulle caratteristiche individuali della persona.
Un approccio che segue una tendenza sempre più diffusa nella medicina tecnologica: passare da soluzioni standardizzate a strumenti capaci di adattarsi ai bisogni specifici di ogni paziente.
Dalla ricerca al dispositivo indossabile: trasformare una tecnologia complessa in qualcosa di quotidiano
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la trasformazione del prototipo iniziale.
Come spesso accade nelle tecnologie mediche innovative, i primi dispositivi erano complessi, ingombranti e difficili da utilizzare nella vita quotidiana.
Con il tempo Mynerva ha lavorato per rendere Leia più discreto e pratico, fino ad arrivare a un prodotto simile nell’aspetto a un normale paio di calzini.
Questa scelta non è soltanto estetica: per una tecnologia destinata all’uso quotidiano, comfort e semplicità sono elementi fondamentali.
Un dispositivo medico efficace, infatti, deve essere anche facilmente integrabile nella routine delle persone.
Un’alternativa possibile agli antidolorifici?
Uno degli obiettivi dichiarati da Mynerva è offrire una nuova possibilità per affrontare il dolore neuropatico cronico.
Molte persone con neuropatia diabetica utilizzano farmaci antidolorifici o terapie farmacologiche specifiche, ma queste possono avere limiti legati all’efficacia, alla tollerabilità o agli effetti collaterali.
La neuromodulazione sensoriale rappresenta una strada alternativa perché non agisce attraverso un farmaco, ma attraverso la stimolazione del sistema nervoso.
Tuttavia, come per tutte le tecnologie mediche innovative, saranno fondamentali ulteriori studi clinici per valutare nel tempo:
- efficacia nella riduzione del dolore;
- benefici sulla mobilità;
- miglioramento dell’equilibrio;
- capacità di prevenire complicanze come le ulcere del piede diabetico.
Dalla Svizzera una nuova idea di tecnologia assistiva
Oggi Mynerva è composta da un team di circa dieci persone e ha sviluppato anche un’applicazione collegata al dispositivo, che permette di monitorare i progressi e modificare i parametri della stimolazione.
Il prossimo passo sarà la realizzazione di studi clinici a lungo termine per verificare l’impatto reale della tecnologia sulla vita quotidiana delle persone con neuropatia diabetica.
Leia rappresenta un esempio interessante di come la tecnologia possa essere utilizzata non soltanto per sostituire una funzione persa, ma per creare nuove forme di relazione tra corpo, ambiente e cervello.
Perché l’innovazione nel campo della disabilità e delle condizioni croniche non riguarda solo trovare una cura: significa anche costruire strumenti che permettano alle persone di muoversi, partecipare e vivere con maggiore autonomia.
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