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Assunzione disabili, dal 2027 aumentano contributo esonerativo e sanzioni

Data di pubblicazione 30 Agosto 2026
Tempo di lettura Lettura 6 minuti

Dal prossimo anno rispettare gli obblighi sul collocamento mirato costerà di più alle imprese che ricorrono all’esonero e, soprattutto, a quelle che non coprono la quota di riserva prevista dalla legge. Dal 1° gennaio 2027 il contributo esonerativo passerà infatti da 39,21 a 44,32 euro al giorno per ogni lavoratore con disabilità non occupato. Parallelamente, la sanzione amministrativa per la mancata copertura della quota salirà a 221,60 euro per ogni giorno lavorativo e per ciascun posto non coperto.

La novità arriva con il Decreto del Ministero del Lavoro n. 100 del 3 agosto 2026, che aggiorna gli importi previsti dalla Legge n. 68 del 1999 sul collocamento mirato.

Un aumento che, visto su base giornaliera, potrebbe sembrare contenuto. Ma che assume un peso molto diverso quando la scopertura si prolunga nel tempo.

Cosa prevede la Legge 68/1999

La Legge 68/1999 stabilisce il cosiddetto collocamento mirato, cioè un sistema pensato per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità attraverso una quota di posti che i datori di lavoro sono tenuti a riservare.

L’obbligo scatta, in generale, a partire dai datori di lavoro che occupano almeno 15 dipendenti e viene modulato in base alle dimensioni dell’organico.

In particolare:

  • con 15-35 dipendenti, deve essere assunto almeno un lavoratore appartenente alle categorie previste dalla legge;
  • con 36-50 dipendenti, i lavoratori da assumere sono due;
  • oltre i 50 dipendenti, la quota è pari al 7% dei lavoratori occupati.

Il sistema non riguarda quindi soltanto le grandi aziende: l’obbligo può interessare anche realtà con un organico relativamente contenuto.

Dal 2027 il contributo esonerativo sale a 44,32 euro

La principale novità introdotta dal decreto riguarda il contributo previsto per alcune forme di esonero dall’obbligo di assunzione.

Dal 1° gennaio 2027, l’importo passerà da 39,21 a 44,32 euro per ogni giorno lavorativo e per ciascun lavoratore con disabilità non occupato.

L’aumento è di 5,11 euro al giorno, pari a circa il 13%.

Il nuovo importo è stato determinato sulla base del meccanismo previsto dalla normativa, che collega il contributo al 40% della retribuzione media giornaliera lorda del settore privato. Per il nuovo aggiornamento è stata presa come riferimento una retribuzione media giornaliera di 110,79 euro, rilevata dall’Istat a marzo 2026.

Il contributo non rappresenta però un pagamento che consente genericamente a qualsiasi azienda di evitare l’assunzione. L’esonero è previsto dalla legge in situazioni specifiche e deve essere richiesto o autocertificato secondo le procedure stabilite.

Chi può ricorrere all’esonero

La Legge 68/1999 contempla, tra le altre, situazioni nelle quali le particolari condizioni dell’attività aziendale rendono difficile o impossibile occupare l’intera quota di lavoratori con disabilità.

Una disciplina specifica riguarda i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che impiegano lavoratori in lavorazioni particolarmente rischiose, per le quali il tasso di premio INAIL è pari o superiore al 60 per mille.

In questi casi è possibile autocertificare l’esonero relativamente agli addetti impegnati nelle lavorazioni interessate, versando il contributo al Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità.

Il Ministero del Lavoro ha reso operativa la procedura telematica per questa forma di autocertificazione dal 3 ottobre 2024.

Come funziona l’autocertificazione

La procedura viene effettuata online attraverso il portale dei Servizi Lavoro del Ministero.

L’azienda deve indicare gli elementi necessari per determinare la propria posizione, tra cui il numero dei lavoratori con disabilità occupati, gli addetti impegnati nelle lavorazioni a rischio e la quota di esonero richiesta.

Il sistema consente inoltre di calcolare il contributo dovuto e genera gli avvisi necessari per il pagamento attraverso PagoPA.

Quando cambia la situazione che determina la quota di esonero, il datore di lavoro deve aggiornare la propria posizione secondo le tempistiche previste dalla disciplina. In particolare, la richiesta deve essere presentata entro 60 giorni dalla variazione; sono previste regole specifiche anche quando la variazione determina una riduzione della quota e quindi del contributo.

Quanto costerà l’esonero dal 2027

Per avere un’idea concreta dell’impatto economico, il nuovo contributo di 44,32 euro viene convenzionalmente calcolato considerando cinque giorni lavorativi alla settimana e 22 giorni al mese.

Su questa base, per una singola posizione, il contributo arriva a circa 2.925 euro a trimestre.

Il dato deve però essere letto come una stima convenzionale: l’importo effettivo dipende dai giorni lavorativi considerati dalla disciplina e dal numero di lavoratori per i quali viene utilizzato l’esonero.

Il Ministero ha inoltre recentemente ricordato che i versamenti effettuati dai datori di lavoro a titolo di contributo esonerativo alimentano il Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità. Per il 2025, ad esempio, sono stati attribuiti all’INPS oltre 46,5 milioni di euro provenienti dalle risorse del Fondo, a cui si sono aggiunti i versamenti dei datori di lavoro.

Mancata assunzione: la sanzione sale a 221,60 euro al giorno

La novità più pesante riguarda però le aziende che, pur essendo soggette all’obbligo, non provvedono alla copertura della quota di riserva per cause imputabili al datore di lavoro.

In questo caso la Legge 68/1999 prevede una sanzione amministrativa calcolata in misura pari a cinque volte il contributo esonerativo per ogni giorno lavorativo e per ogni lavoratore con disabilità non occupato.

Con il nuovo importo, dal 1° gennaio 2027 la sanzione passerà quindi: da 196,05 euro a 221,60 euro al giorno.

L’aumento è di 25,55 euro ogni giorno per ciascuna posizione scoperta.

Il conto può diventare significativo se l’inadempimento si protrae per mesi. Considerando, a titolo esemplificativo, 250 giornate lavorative, una singola posizione rimasta scoperta per un intero anno può arrivare a determinare una sanzione teorica di circa 55.400 euro.

Non si tratta quindi soltanto di un piccolo adeguamento degli importi: per un’azienda che rimane a lungo inadempiente, la differenza può tradursi in migliaia di euro.

Esonero e mancata assunzione non sono la stessa cosa

È un punto fondamentale per comprendere la novità.

Pagare il contributo esonerativo non significa semplicemente scegliere di non assumere una persona con disabilità.

L’esonero è uno strumento previsto dalla legge per determinate situazioni e richiede il rispetto di condizioni e procedure precise.

Diverso è il caso dell’azienda che avrebbe l’obbligo di coprire la quota di riserva ma non lo fa. In questa situazione, trascorsi i termini previsti dalla normativa, può scattare la sanzione amministrativa.

La differenza è importante anche perché il contributo esonerativo e la sanzione hanno una funzione diversa: il primo è collegato a un istituto di esonero previsto dalla legge, mentre la seconda rappresenta una conseguenza dell’inadempimento.

Cosa cambia concretamente dal 1° gennaio 2027

Per le aziende interessate, quindi, il quadro dal prossimo anno sarà questo:

Contributo esonerativo
39,21 € → 44,32 € al giorno

Sanzione per mancata copertura
196,05 € → 221,60 € al giorno

Decorrenza
1° gennaio 2027

L’adeguamento riguarda il contributo esonerativo previsto dall’articolo 5, commi 3 e 3-bis, della Legge 68/1999 e, di conseguenza, la sanzione prevista dall’articolo 15, comma 4.

Una questione che va oltre la sanzione

L’aumento degli importi riporta al centro una questione che non riguarda soltanto i bilanci delle imprese.

Il collocamento mirato nasce infatti con l’obiettivo di favorire l’accesso al lavoro delle persone con disabilità attraverso un inserimento compatibile con capacità, competenze e caratteristiche della persona.

L’aumento delle sanzioni rende economicamente più onerosa la mancata copertura della quota, ma il tema centrale rimane quello dell’effettiva inclusione nel mercato del lavoro.

Perché una quota di riserva rispettata sulla carta non coincide necessariamente con un ambiente di lavoro realmente accessibile, inclusivo e capace di valorizzare le competenze delle persone con disabilità.

Dal 2027, dunque, per le aziende cambiano soprattutto i numeri. Ma dietro quei numeri ci sono posti di lavoro, diritti e possibilità concrete di partecipare al mondo del lavoro.

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