Una storia che comincia con un trasferimento ritenuto discriminatorio e che, poche settimane dopo, si trasforma in una nuova battaglia per il lavoro. È la vicenda di Aniello Sodano, 54 anni, dipendente di Pam Panorama dal 1997 e addetto alle casse nel punto vendita di San Mauro Torinese.
Il 26 maggio gli viene comunicato il trasferimento ad Alessandria, a circa 120 chilometri da casa. Per Sodano, che ha un’invalidità del 75% e diversi problemi di salute, affrontare ogni giorno quel tragitto non sarebbe sostenibile. Significherebbe percorrere oltre 200 chilometri al giorno, con costi e tempi difficilmente compatibili con la sua situazione personale e familiare.
Il lavoratore decide quindi di rivolgersi al tribunale di Ivrea. E qui arriva il primo passaggio decisivo della vicenda: il giudice dispone il reintegro a San Mauro e considera discriminatorio il trasferimento, ritenendo che l’azienda non abbia compiuto uno sforzo adeguato per individuare una soluzione compatibile con la condizione di disabilità del lavoratore. Il provvedimento richiama in particolare il principio degli accomodamenti ragionevoli.
Cosa sono gli accomodamenti ragionevoli
Non si tratta di garantire a una persona con disabilità un trattamento di favore.
Gli accomodamenti ragionevoli sono misure che permettono alla persona di lavorare in condizioni di parità, adattando, quando necessario e senza imporre un onere sproporzionato, l’organizzazione o le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.
Le linee guida del Ministero del Lavoro ricordano che possono riguardare anche l’organizzazione del lavoro, i ritmi e la distribuzione delle mansioni e che l’obbligo riguarda sia i datori di lavoro pubblici sia quelli privati.
È proprio questo il punto centrale della vicenda di Sodano: non soltanto stabilire se un’azienda possa riorganizzare i propri punti vendita, ma verificare se, prima di rendere effettivo un cambiamento che incide pesantemente sulla vita di una persona con disabilità, siano state valutate concretamente alternative ragionevoli.
Il ritorno al lavoro e la nuova procedura
La storia, però, non si conclude con il reintegro.
Sodano è tornato nel punto vendita di San Mauro il 4 agosto. Il giorno successivo, secondo quanto raccontato dal lavoratore e dalla sua legale, gli è stata comunicata l’apertura di una procedura di licenziamento. La questione è quindi ancora in corso e non si può parlare, al momento, di un licenziamento già definitivo.
Pam Panorama, interpellata da la Repubblica, ha fornito una ricostruzione diversa: l’azienda sostiene che la procedura sia legata esclusivamente a esigenze organizzative ed economiche connesse alla riorganizzazione del punto vendita, e nega qualsiasi collegamento con la situazione personale del lavoratore. L’azienda ha inoltre dichiarato di avere valutato soluzioni alternative e di essere disponibile al confronto con le parti coinvolte.
Secondo la difesa di Sodano, invece, le alternative proposte non sarebbero adeguate: una comporterebbe comunque un forte spostamento e l’altra un livello di inquadramento inferiore. La questione dovrà quindi essere ulteriormente valutata nelle sedi competenti.
Quando l’inclusione deve diventare concreta
Al di là dell’esito finale della procedura, questa vicenda riporta al centro una domanda che riguarda molte persone con disabilità: quanto è realmente inclusivo un posto di lavoro se, davanti a una necessità specifica, l’unica soluzione proposta è quella che rende il lavoro concretamente insostenibile?
L’inclusione lavorativa non significa soltanto avere un contratto o occupare una posizione prevista dal collocamento mirato. Significa poter rimanere nel proprio ambiente di lavoro attraverso soluzioni che tengano conto delle esigenze individuali, quando queste possono essere affrontate senza imporre un onere sproporzionato.
Il Ministero del Lavoro considera infatti l’accomodamento ragionevole uno degli strumenti fondamentali per garantire la parità di trattamento delle persone con disabilità sul lavoro.
E proprio per questo il caso di Sodano merita attenzione: l’inclusione non si misura soltanto nel momento in cui una persona viene assunta, ma anche nella capacità di un’organizzazione di trovare soluzioni perché possa continuare a lavorare.
Perché dietro la parola “riorganizzazione” ci sono spesso vite concrete, famiglie, condizioni di salute e possibilità economiche. E quando si parla di lavoratorə con disabilità, l’equilibrio tra esigenze aziendali e diritto al lavoro non può prescindere dalla ricerca effettiva di alternative.
Ritrova tutti gli articoli!