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Caregiver familiare: cosa prevede il ddl approvato dal Governo

Data di pubblicazione 14 Gennaio 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

 

Per anni i caregiver e le caregiver sono state invisibili, nonostante garantissero assistenza continua, spesso senza tutele, senza reddito e senza alternative. Ora, per la prima volta, lo Stato prova a dare un nome e una cornice giuridica a chi si prende cura di un/una familiare ogni giorno. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela del/della caregiver familiare: un passaggio atteso da oltre dieci anni, che apre ufficialmente l’iter parlamentare di una riforma finora sempre rimandata.

Il testo approvato il 12 gennaio introduce un sistema strutturato di riconoscimento, tutele e sostegni, accompagnato da uno stanziamento di 257 milioni di euro annui a partire dal 2027. Nel frattempo, già dal 2026, prenderà forma la piattaforma Inps attraverso cui sarà possibile presentare domanda.

«Non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza», ha chiarito la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, presentando il provvedimento. «Non c’era nulla prima. Ora mettiamo il primo tassello».

Una legge che prova a sbloccare uno stallo decennale

Negli ultimi dieci anni, ben 31 proposte di legge sul caregiver familiare non sono mai arrivate all’approvazione definitiva. Non per mancanza di sensibilità o di idee, ma per l’assenza di coperture economiche certe, per l’individuazione incerta della platea e per la mancanza di una sintesi condivisa con il mondo associativo.

Questo disegno di legge nasce invece da un lavoro durato oltre un anno, all’interno di un tavolo che ha coinvolto più di 50 soggetti tra associazioni, esperti e rappresentanze. Il risultato, come riconosce la stessa ministra, non è la soluzione ideale per tutti e tutte, ma un compromesso che consente finalmente di partire.

Chi sono i caregiver al centro del ddl

Il testo introduce un principio chiave: il riconoscimento di tutti e tutte le caregiver familiari, con tutele differenziate in base all’intensità del carico assistenziale. Le misure più strutturate sono però destinate a chi garantisce un’assistenza continuativa e totalizzante.

In particolare, il ddl individua come beneficiari principali i caregiver e le caregiver conviventi che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza, equivalenti a circa 13 ore al giorno. Una scelta che, secondo il Governo, permette di concentrare le risorse disponibili su chi svolge un’attività di cura assimilabile a un impegno a tempo pieno.

Il sostegno economico: requisiti e importi

Sul piano economico, il disegno di legge prevede un contributo mensile fino a 400 euro, esentasse, erogato trimestralmente dall’Inps. Per accedervi è necessario soddisfare tre requisiti contemporaneamente:

  • essere caregiver familiare convivente;
  • prestare almeno 91 ore settimanali di assistenza;
  • avere un Isee familiare non superiore a 15mila euro e un reddito personale annuo inferiore a 3mila euro.

La soglia Isee è stata definita “bassa” anche dalla stessa ministra Locatelli, che ha più volte auspicato un ampliamento della platea nel corso dell’iter parlamentare.

Tutele non economiche: diritti, lavoro e formazione

Accanto al contributo economico, il ddl introduce un pacchetto articolato di tutele non monetarie. I caregiver familiari potranno partecipare alla valutazione multidimensionale della persona assistita e alla definizione del progetto di vita e del Piano assistenziale individualizzato (PAI).

Su richiesta, il progetto potrà includere misure specifiche come la sostituzione entro 24 ore in caso di emergenza, supporto psicologico, visite mediche e teleconsulti, accesso prioritario ai servizi sanitari e una programmazione tempestiva degli interventi.

È previsto inoltre l’accesso ai dati sanitari della persona assistita, anche per caregiver non parenti stretti, previo consenso. Sul fronte lavorativo, il ddl riconosce il diritto a modulare l’orario (part-time), ricorrere al lavoro agile, ricevere ferie e permessi solidali da colleghi e colleghe e attivare tutele antidiscriminatorie in caso di penalizzazioni legate all’attività di cura.

Un altro elemento rilevante riguarda il riconoscimento delle competenze acquisite: l’esperienza di cura potrà essere certificata e valorizzata ai fini del reinserimento lavorativo, anche per qualifiche sociosanitarie, secondo le normative regionali.

Giovani caregiver e famiglie separate

Il testo dedica attenzione anche ai giovani e alle giovani caregiver, prevedendo la compatibilità dell’attività di cura con il servizio civile, l’esonero dalle tasse universitarie e il riconoscimento dell’esperienza come credito formativo. In caso di minore con disabilità, entrambi i genitori potranno essere riconosciuti come caregiver anche se non conviventi.

Tempi e risorse: cosa succede ora

Le risorse principali, pari a 257 milioni di euro annui, sono stanziate per il triennio 2026–2028, con avvio effettivo delle erogazioni nel 2027. I fondi previsti per il 2026 – pari a 1,15 milioni – serviranno esclusivamente a costruire la piattaforma Inps, che dovrebbe essere operativa entro settembre 2026.

Nel frattempo, il disegno di legge passa all’esame delle Camere. Il Governo ha richiesto una procedura d’urgenza, ma il confronto parlamentare si preannuncia centrale per ampliare, correggere e rafforzare il testo.

Le reazioni delle associazioni

Dal mondo associativo arrivano apprezzamenti, ma anche richieste di miglioramento. Per Vincenzo Falabella, presidente della Fish, il ddl segna una svolta perché affronta il tema in modo organico, superando anni di annunci senza effetti concreti. Ma il riconoscimento, avverte, non può fermarsi ai principi: servono tutele reali, risorse adeguate e strumenti efficaci per garantire dignità e qualità della vita a chi assiste e a chi è assistito.

Sulla stessa linea Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, che giudica positiva l’approvazione del testo e lo stanziamento iniziale, ma sottolinea la necessità di intervenire sull’aspetto previdenziale e di rivedere soglie e risorse per non escludere una parte consistente dei caregiver.

Un primo passo, non ancora una risposta definitiva

Il disegno di legge sul caregiver familiare non risolve tutte le criticità, né risponde a tutte le esigenze di chi si prende cura quotidianamente di un familiare. Ma segna una discontinuità netta rispetto al passato: per la prima volta, il/la caregiver entra formalmente nell’ordinamento come figura da riconoscere e tutelare.

Ora la partita si gioca in Parlamento, dove il testo potrà essere rafforzato o ridimensionato. La sfida sarà trasformare questo primo riconoscimento in una legge capace di incidere davvero sulla vita di centinaia di migliaia di famiglie.

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