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LEA e disabilità: perché il Progetto di Vita deve guidare l’assistenza

Data di pubblicazione 5 Febbraio 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

Aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza non è un’operazione tecnica neutra. È una scelta politica che incide direttamente sulla possibilità, per le persone con disabilità, di studiare, lavorare, muoversi, partecipare alla vita sociale. È da questa consapevolezza che prende le mosse l’intervento della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), ascoltata in audizione informale presso la XII Commissione della Camera nell’ambito dell’esame dello schema di decreto di aggiornamento dei LEA.

Il messaggio portato dalla Federazione è netto: gli ausili non sono una merce, ma strumenti essenziali per l’esercizio dei diritti. Se l’obiettivo dichiarato è l’inclusione, allora il Servizio Sanitario Nazionale deve essere coerente con il Progetto di Vita delle persone con disabilità, superando un approccio puramente prestazionale e burocratico.

Oltre la logica delle prestazioni standard

I LEA definiscono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario è tenuto a garantire a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Ma, come ha sottolineato la FISH, garantire una prestazione non equivale automaticamente a garantire un diritto.

Nel corso dell’audizione, la Federazione ha ribadito la necessità di un cambio di paradigma che metta al centro la persona e la sua dignità, richiamando esplicitamente la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e il Decreto Legislativo 62/2024, attuativo della Legge Delega 227/2021 in materia di disabilità. Due riferimenti normativi che impongono una lettura integrata tra LEA, valutazione multidimensionale e progetto di vita individuale.

In questa prospettiva, l’assistenza sanitaria non può limitarsi a fornire dispositivi o prestazioni standardizzate, ma deve essere in grado di adattarsi alla complessità dei bisogni reali.

Ausili: flessibilità, qualità e libertà di scelta

Uno dei punti centrali sollevati dalla FISH riguarda la prescrizione e l’erogazione degli ausili. La Federazione ha chiesto il riconoscimento di margini reali di flessibilità, anche in deroga agli elenchi standard, quando la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi.

In particolare, per gli ausili ad alta personalizzazione, è stata proposta una forte limitazione delle procedure di gara, privilegiando modalità di fornitura che garantiscano qualità, adattabilità e libertà di scelta. Elementi che non rappresentano un lusso, ma condizioni essenziali perché l’ausilio sia davvero efficace e coerente con il progetto di vita della persona.

È stata inoltre sollecitata una revisione dei tempi minimi di rinnovo degli ausili, affinché siano coerenti con l’usura reale dei dispositivi e con l’evoluzione dei bisogni nel tempo, evitando che rigidità amministrative si traducano in ostacoli concreti all’autonomia.

Tariffe e qualità delle prestazioni: un nodo strutturale

Un ulteriore profilo critico riguarda la determinazione delle tariffe delle prestazioni protesiche e ortopediche. Secondo la FISH, tariffe non correlate ai costi reali di produzione rischiano di compromettere la qualità delle prestazioni e di ridurre l’offerta sul territorio, con effetti diretti sull’accessibilità.

In questo quadro assume rilievo la Sentenza del TAR Lazio n. 16400/2025, che ha chiarito la necessità di fondare la determinazione tariffaria su istruttorie adeguate e sui costi effettivi di produzione, in coerenza con il Decreto Legislativo 502/1992. Un orientamento che, secondo la Federazione, dovrebbe costituire un riferimento imprescindibile per l’aggiornamento dei LEA e del Nomenclatore Tariffario, evitando un trasferimento indiretto dei costi sulle famiglie.

Accanto a questo, è stata richiesta l’attivazione di un monitoraggio specifico sull’assistenza protesica e sugli ausili, all’interno del sistema di verifica dei LEA, con una lettura degli esiti orientata a valutare la reale accessibilità e fruizione delle prestazioni, soprattutto per le persone con bisogni complessi.

Non un esercizio burocratico, ma una scelta di civiltà

«Non abbiamo chiesto semplici concessioni tecniche, ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma», ha sottolineato Vincenzo Falabella, presidente della FISH. Un’affermazione che chiarisce il senso politico dell’intervento: l’aggiornamento dei LEA non può ridursi a un’operazione di compensazione della spesa o a un adempimento formale.

Gli ausili, ha ricordato la Federazione, sono il mezzo che consente alle persone con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Per questo, se si vuole parlare seriamente di inclusione, il Servizio Sanitario deve “parlare la lingua” del Progetto di Vita, mettendo la tecnologia al servizio delle persone e non il contrario.

Il ruolo delle associazioni: partecipazione strutturale, non occasionale

In chiusura dell’audizione, la FISH ha ribadito la necessità di un cambio di metodo: il coinvolgimento delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità deve diventare strutturale e continuativo nei processi di aggiornamento degli elenchi, delle tariffe e delle modalità di erogazione.

Solo il contributo diretto di chi vive quotidianamente la disabilità può rendere le norme realmente efficaci, appropriate e coerenti con i diritti. In caso contrario, il rischio è che l’aggiornamento dei LEA resti un esercizio formale, incapace di incidere sulla vita reale delle persone.

In gioco, ancora una volta, non c’è solo l’efficienza del sistema sanitario, ma la qualità della democrazia e il riconoscimento pieno dei diritti delle persone con disabilità.

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