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Arte e cura di sé: il successo di “A mano a mano può nascere un fiore”

Data di pubblicazione 12 Marzo 2026
Tempo di lettura Lettura 6 minuti

Una giornata intensa, partecipata e profondamente significativa.
L’evento “A mano a mano può nascere un fiore”, ospitato al Servizio Passepartout della Città di Torino, si è trasformato in uno spazio vivo di incontro, creatività e riflessione, capace di coinvolgere cittadine e cittadini, professionisti e professioniste del sociale e numerose persone interessate ai temi dell’identità, del corpo e dell’autodeterminazione.

Promosso dal Servizio Passepartout insieme all’Associazione Mana, al Laboratorio Forma & Materia, all’Associazione Forme in Bilico, e realizzato con la collaborazione di diverse realtà associative del territorio, l’appuntamento del 9 marzo ha rappresentato il momento conclusivo di un percorso che nelle settimane precedenti aveva coinvolto le donne dei progetti Riflessi e Forma & Materia.

Una giornata che ha dimostrato quanto arte, ascolto e partecipazione possano diventare strumenti concreti per costruire consapevolezza e narrazione personale.

L’arte come spazio di libertà: il laboratorio di arteterapia

La giornata si è aperta con il laboratorio di arteterapia “Di fiore in fiore”, condotto dall’arteterapeuta Roberta Billè.

Al centro dell’esperienza c’erano fiori veri, portati nello spazio del laboratorio e messi a disposizione dei partecipanti e delle partecipanti come punto di partenza per il lavoro creativo. Ognuno e ognuna ha potuto scegliere liberamente il fiore che sentiva più vicino alla propria sensibilità.

Attorno ai tavoli erano disponibili fogli, pastelli, tempere, acquarelli e diversi materiali artistici, che hanno permesso alle persone presenti di rappresentare il fiore scelto attraverso il proprio linguaggio espressivo.

Non si trattava di riprodurre fedelmente un oggetto, ma di interpretarlo. Ogni disegno è diventato una narrazione personale: di emozioni, ricordi o sensazioni.

Il laboratorio si è svolto in un clima di ascolto e rispetto, senza giudizi né pressioni. Lo spazio creativo ha permesso alle persone di muoversi con libertà e autonomia, trasformando il gesto artistico in un momento di consapevolezza.

Fiori d’acciaio: quando la manualità diventa autodeterminazione

Nel pomeriggio la creatività è proseguita con il laboratorio “Fiori d’acciaio”, curato dal Laboratorio Forma & Materia.

Protagonisti dell’attività sono stati fili d’acciaio di diversi colori e dimensioni, messi a disposizione dei partecipanti e delle partecipanti per essere modellati e trasformati liberamente.

Con questi materiali sono nati spille, piccoli gioielli, fiori decorativi e oggetti da inserire nei vasi, tutti diversi tra loro.

Anche in questo caso non esisteva un modello da seguire. L’idea era offrire strumenti e lasciare alle persone la libertà di decidere cosa creare. Il filo metallico, piegato e intrecciato con le mani, è diventato così il simbolo di un processo creativo in cui ognuno e ognuna poteva esprimersi secondo la propria sensibilità.

Il laboratorio ha ripreso il tema centrale dell’intero progetto: l’autodeterminazione, intesa come possibilità di scegliere, creare e raccontarsi senza vincoli o aspettative esterne.

Le opere e il racconto dell’arte outsider

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato la visita guidata alle opere selezionate dalle donne coinvolte nel percorso, ospitate all’interno del Centro Arte Singolare Plurale.

Durante la visita alcune artiste e alcuni artisti hanno raccontato direttamente i propri lavori, offrendo al pubblico uno sguardo sui processi creativi e sulle storie che li hanno generati.

È stato particolarmente interessante osservare come, attraverso le opere di artiste e artisti outsider, sia possibile affrontare temi profondi come la sessualità, i diritti e l’espressione delle persone con disabilità. L’arte si è rivelata così uno spazio di libertà capace di dare voce a esperienze spesso poco rappresentate, aprendo un dialogo tra opere, artisti, artiste e pubblico.

Il percorso raccontato in immagini

A seguire è stato proiettato il video-documento dedicato al percorso realizzato con le donne coinvolte nel progetto.

Il video ha restituito al pubblico le diverse fasi del lavoro svolto nelle settimane precedenti: i laboratori, i momenti di confronto, le scelte artistiche e le esperienze condivise che hanno portato alla costruzione dell’evento.

Un racconto visivo che ha permesso di comprendere meglio il processo umano e creativo che ha dato vita alla giornata.

Momenti per riflettere: la cura di sé

La giornata si è conclusa con “Momenti per riflettere”, uno spazio guidato dalla psicoterapeuta Alessia Gramai.

Non si è trattato di una riflessione sull’evento appena vissuto. La proposta è stata diversa: un invito a interrogarsi sulla cura di sé.

Attraverso un momento di ascolto e meditazione guidata, le persone presenti sono state accompagnate a riflettere su una domanda semplice ma fondamentale: di cosa ha bisogno il nostro corpo e di cosa ha bisogno la nostra mente per stare bene?

Un tempo dedicato alla consapevolezza, in cui fermarsi e riportare l’attenzione su se stessi.

Momenti di riflessi: bellezza e autodeterminazione

Accanto alla riflessione, l’evento ha ospitato anche i “Momenti di riflessi”, riprendendo il concept del progetto Riflessi, che da anni lavora sul tema dell’autodeterminazione femminile attraverso momenti di benessere e cura personale.

In questo spazio le persone hanno potuto sperimentare creme, piccoli gesti di cura del viso e del corpo e attività legate al trucco, in un contesto accogliente e privo di giudizio.

L’obiettivo non era estetico in senso superficiale, ma profondamente simbolico: restituire alle donne la possibilità di sentirsi belle, di riconoscersi nello specchio e, attraverso questo processo, ritrovare ascolto, autonomia e indipendenza.

Un gesto semplice, ma potente.

Una giornata di partecipazione e consapevolezza

La partecipazione registrata durante tutta la giornata ha confermato quanto eventi di questo tipo rispondano a un bisogno reale della comunità: quello di avere spazi in cui arte, ascolto e relazione possano incontrarsi.

A mano a mano può nascere un fiore” non è stato soltanto un evento culturale, ma un vero e proprio dispositivo di esperienza collettiva. Nei diversi momenti della giornata – dai laboratori artistici alla visita alle opere, fino agli spazi dedicati alla riflessione e alla cura di sé – le persone presenti hanno potuto sperimentare modalità diverse di espressione e di incontro.

Il filo che ha unito tutte queste esperienze è stato il tema dell’autodeterminazione. Non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana fatta di scelte, di libertà e di possibilità di raccontarsi.

Disegnare un fiore, modellare un filo d’acciaio, scegliere un’opera d’arte, fermarsi ad ascoltare il proprio corpo o prendersi cura della propria immagine sono gesti apparentemente semplici. Eppure, quando vengono vissuti in uno spazio sicuro e condiviso, possono trasformarsi in momenti di riconoscimento e consapevolezza.

È proprio questo il messaggio emerso con forza durante la giornata: l’autodeterminazione non nasce improvvisamente, ma cresce attraverso piccoli passaggi, attraverso esperienze che permettono alle persone di riconoscersi, di esprimersi e di sentirsi legittimate nella propria voce.

In questo senso il titolo dell’evento racchiude perfettamente lo spirito del progetto.

A mano a mano può nascere un fiore” non indica solo un’immagine poetica, ma un processo. Un percorso che si costruisce lentamente, attraverso gesti, relazioni e momenti condivisi.

Passo dopo passo.
A mano a mano.

Ed è proprio da questi percorsi che possono nascere nuove forme di consapevolezza, autonomia e partecipazione.

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