Il turismo accessibile in Italia prova a fare un salto di qualità. Con uno stanziamento di 50 milioni di euro e l’attivazione di 560 tirocini formativi, il Ministero per le Disabilità punta a trasformare un settore ancora frammentato in un sistema più inclusivo, capace di coniugare diritto, lavoro e sviluppo economico.
L’annuncio è arrivato a Firenze, durante il convegno “Italia Insieme” ospitato alla Stazione Leopolda, dove la ministra Alessandra Locatelli ha presentato un pacchetto di interventi destinati a rendere più accessibile il patrimonio culturale e turistico del Paese. Un progetto ambizioso, che prova a superare un limite strutturale: l’assenza di una visione nazionale coordinata.
Progetti locali, innovazione diffusa
L’Italia, più che per sistema, si distingue oggi per esperienze territoriali virtuose.
A Fermo nasce la prima “Deaf Friendly City” italiana, dove la lingua dei segni è integrata nei servizi turistici: musei, negozi e strutture ricettive sono formati per accogliere persone sorde e ipoacusiche. A Perugia, invece, l’accessibilità passa attraverso la cultura, con riproduzioni tattili e installazioni sonore che rendono fruibili le opere del Perugino anche a persone cieche e ipovedenti.
Sul fronte tecnologico, il Piemonte ha sviluppato l’app “Chiese a porte aperte”, che consente l’accesso autonomo a edifici religiosi, mentre in Valle d’Aosta il turismo montano si apre all’inclusione grazie a investimenti in attrezzature e alla formazione di 180 professionisti e professioniste tra maestri e maestre di sci e guide alpine.
Queste iniziative dimostrano come l’accessibilità non sia un concetto astratto, ma una pratica concreta che attraversa territori, tecnologie e competenze.
Formazione e lavoro: il nodo dell’autonomia
Uno degli aspetti più rilevanti del piano riguarda i 560 tirocini attivati nel settore turistico. Non si tratta solo di formazione, ma di un investimento diretto sull’autonomia delle persone con disabilità.
Il turismo, infatti, rappresenta uno dei comparti con maggiore potenziale inclusivo in Europa. Secondo dati della Commissione Europea, il cosiddetto “accessible tourism market” vale oltre 400 miliardi di euro e coinvolge non solo persone con disabilità, ma anche anziani e anziane, e persone con esigenze specifiche temporanee o permanenti.
In questo contesto, l’inserimento lavorativo non è un elemento accessorio, ma centrale: costruire competenze significa rendere l’accessibilità sostenibile nel tempo.
Una sfida culturale prima che infrastrutturale
La ministra Locatelli ha posto l’accento su un cambio di paradigma: smettere di considerare la disabilità come un costo e iniziare a vederla come un investimento.
È un passaggio cruciale. Il tema dell’accessibilità non riguarda una minoranza, ma una platea molto più ampia di quanto si pensi. In Italia, le persone con disabilità sono circa 12 milioni, ma se si includono anziani e anziane, persone con patologie croniche o temporanee, il numero cresce significativamente.
“Non si tratta solo di eliminare barriere fisiche — ha sottolineato Locatelli — ma di progettare servizi e spazi pensando a tutti e tutte, fin dall’inizio”.
I numeri che frenano il sistema
Nonostante i segnali positivi, il quadro resta critico. Solo il 10% delle strutture turistiche italiane è oggi realmente accessibile. Un dato che evidenzia una distanza significativa tra le buone pratiche locali e la realtà diffusa.
A incidere è anche la complessità dei centri storici, spesso difficili da adattare senza comprometterne il valore artistico. Da qui la proposta della sindaca di Firenze, Sara Funaro, di aprire un tavolo permanente tra città d’arte e istituzioni per conciliare tutela del patrimonio e accessibilità.
Il problema della frammentazione
Secondo Roberto Speziale, presidente di Anffas Nazionale, il vero limite non è la mancanza di progetti, ma l’assenza di un sistema integrato.
“Esistono molte esperienze positive, ma isolate. Serve una visione d’insieme che trasformi queste iniziative in un modello nazionale”.
Una criticità che emerge anche a livello europeo: l’Italia, pur essendo una delle principali destinazioni turistiche mondiali, non è ancora tra i Paesi leader in termini di accessibilità strutturata, a differenza di realtà come Spagna e Paesi nordici, dove standard e certificazioni sono più diffusi.
Turismo accessibile come leva economica
Accanto alla dimensione sociale, c’è quella economica. Rendere il turismo accessibile significa intercettare una domanda crescente e spesso trascurata.
Le persone con disabilità viaggiano meno, ma quando lo fanno tendono a fermarsi più a lungo e a spendere di più, anche perché spesso accompagnate. Questo rende il settore una leva strategica per lo sviluppo turistico.
Non a caso, l’iniziativa presentata a Firenze ha coinvolto anche la rete BILT (Bellezza, Inclusione, Lavoro, Talenti), che punta a mettere in connessione realtà del non profit e opportunità lavorative nel turismo.
Verso un nuovo modello?
Il percorso avviato con “Italia Insieme” va nella direzione giusta, ma resta una sfida complessa. Non basta finanziare progetti: serve continuità, coordinamento e una trasformazione culturale profonda.
L’accessibilità, in fondo, non è un’aggiunta.
È un modo diverso di pensare lo spazio, il turismo e la società.
E finché resterà un’eccezione, e non la norma, il viaggio verso un’Italia davvero inclusiva sarà ancora in corso.
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