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Ausili e protesi: il percorso a ostacoli del SSN

Data di pubblicazione 6 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 5 minuti

In teoria, ottenere un ausilio o una protesi attraverso il Servizio sanitario nazionale dovrebbe significare accedere a uno strumento essenziale per la propria autonomia, salute e qualità della vita. Nella pratica, per moltissime persone con disabilità, significa invece affrontare mesi di attese, procedure complesse, costi aggiuntivi e continui compromessi.

È il quadro che emerge da due indagini condotte dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici e promosse da Associazione Italiana di Terapia Occupazionale insieme a tredici associazioni di professionisti e professioniste dell’assistenza protesica e realtà del Terzo Settore, tra cui Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie, FightTheStroke e Associazione Vita Indipendente.

I dati raccontano un sistema che, più che accompagnare le persone, spesso le costringe a superare ostacoli continui per ottenere strumenti fondamentali come carrozzine, deambulatori, cuscini antidecubito o dispositivi per la cura personale.

Più di otto persone su dieci incontrano difficoltà

Il dato più netto è forse il più semplice: oltre otto pazienti su dieci dichiarano di aver incontrato difficoltà nell’ottenere ausili o protesi tramite il Servizio sanitario nazionale.

Le criticità principali riguardano:

  • tempi di attesa troppo lunghi
  • burocrazia complessa
  • mancanza di informazioni chiare sulle soluzioni disponibili

Il 56,5% segnala attese eccessive, mentre oltre la metà denuncia procedure amministrative difficili da affrontare. Ancora più significativo è il dato relativo all’informazione: il 65,2% delle persone coinvolte afferma di non aver ricevuto indicazioni adeguate sulle possibili alternative disponibili.

Questo significa che il problema non riguarda solo l’accesso ai dispositivi, ma anche la possibilità stessa di orientarsi nel sistema.

Quando il dispositivo arriva, spesso non basta

C’è poi un altro elemento che rende evidente la fragilità del sistema: anche quando l’ausilio viene finalmente consegnato, molto spesso necessita di modifiche o integrazioni.

Quasi la metà delle persone effettua una valutazione preventiva con professionisti e professioniste sanitarie, ma nel 54,4% dei casi il dispositivo deve essere adattato successivamente. Un dato che apre interrogativi importanti sulla personalizzazione degli ausili e sull’adeguatezza delle forniture.

Perché un ausilio non è un oggetto standard. È uno strumento che deve adattarsi alla vita reale della persona, ai suoi movimenti, alle sue esigenze quotidiane e ai suoi spazi.

Quando questo non accade, il rischio è che il dispositivo perda parte della propria efficacia o diventi persino inutilizzabile.

Il costo nascosto dell’autonomia

Uno degli aspetti più critici riguarda le spese che restano a carico delle persone.

Secondo le indagini, in sei casi su dieci è necessario sostenere costi aggiuntivi per poter utilizzare correttamente l’ausilio ricevuto. Il 70,6% dei pazienti denuncia inoltre che accessori o adattamenti fondamentali non vengono coperti dal Servizio sanitario nazionale almeno in una circostanza.

Questo significa che il diritto all’autonomia, nella pratica, finisce spesso per dipendere dalla disponibilità economica individuale.

È qui che emerge una delle contraddizioni più forti del sistema: strumenti considerati essenziali per la salute e la partecipazione sociale vengono trattati, di fatto, come elementi opzionali o accessori.

Il problema del Nomenclatore

Molte delle criticità evidenziate riguardano il cosiddetto Nomenclatore tariffario, cioè l’elenco nazionale che definisce quali ausili e protesi possono essere forniti dal Servizio sanitario nazionale e a quali condizioni.

Secondo il 77,5% dei professionisti e delle professioniste coinvolte nelle indagini, il sistema attuale consente solo parzialmente una reale personalizzazione degli ausili. Ancora più preoccupante è il fatto che il 93% segnali incoerenze tra le descrizioni tecniche presenti nel Nomenclatore e i dispositivi effettivamente disponibili sul mercato.

Tra i problemi principali emergono:

  • tariffe considerate non adeguate
  • assenza di componenti oggi comunemente utilizzati
  • errori o ambiguità tecniche
  • presenza di dispositivi ormai obsoleti

In altre parole, il sistema fatica a stare al passo con l’evoluzione tecnologica e con i bisogni concreti delle persone.

Le gare pubbliche e la riduzione della scelta

Un ulteriore nodo riguarda le procedure di gara per gli ausili cosiddetti “quasi su misura”, cioè prodotti in serie ma destinati a persone con disabilità complesse.

Secondo quasi il 70% dei professionisti e delle professioniste coinvolte, queste gare hanno avuto un impatto negativo sulla qualità degli ausili forniti. Molti segnalano una riduzione della possibilità di scelta e un abbassamento della qualità dei dispositivi disponibili.

Il problema è strutturale: quando il criterio economico diventa dominante, il rischio è che la personalizzazione passi in secondo piano.

Eppure, nel campo della disabilità, la personalizzazione non è un lusso. È spesso la condizione necessaria affinché un ausilio funzioni davvero.

Le riforme richieste

Dalle indagini emerge anche una richiesta piuttosto chiara da parte dei professionisti e delle professioniste del settore.

Tra le priorità indicate ci sono:

  • il superamento delle gare per gli ausili complessi
  • una maggiore uniformità nazionale nei percorsi di accesso
  • l’introduzione di valutazioni multidisciplinari obbligatorie nei casi più complessi

Inoltre, quasi l’80% degli operatori e delle operatrici è favorevole alla creazione di un elenco specifico dedicato agli ausili per disabilità complesse, non gestibili attraverso le attuali procedure standardizzate.

Il paradosso finale

C’è un dato, apparentemente positivo, che racconta però un paradosso profondo: l’84,8% delle persone che riescono finalmente a ottenere l’ausilio si dichiara soddisfatto.

Questo significa che gli strumenti funzionano. Il problema, allora, non è l’idea dell’assistenza protesica in sé, ma il percorso necessario per arrivarci.

Un percorso che oggi troppe persone descrivono come estenuante, frammentato e ingiusto.

E forse è proprio qui che dovrebbe partire la riflessione: un sistema sanitario davvero universale non si misura solo dalla presenza di un diritto sulla carta, ma dalla facilità con cui quel diritto può essere esercitato nella vita reale.

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