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Fonti preferite su Google: cosa cambia per le news online

Data di pubblicazione 14 Maggio 2026
Tempo di lettura Lettura 4 minuti

Per anni abbiamo immaginato Google come uno strumento neutrale, capace di mostrarci “i risultati migliori” in base a ciò che cerchiamo. Ma negli ultimi tempi il rapporto tra utenti, algoritmi e informazione è diventato sempre più complesso.

Tra intelligenza artificiale, contenuti generati automaticamente, titoli costruiti per attirare click e siti che pubblicano decine di articoli al giorno senza reale verifica delle fonti, capire quali notizie siano davvero affidabili è diventato molto più difficile.

Ed è proprio in questo contesto che arriva una nuova funzione introdotta da Google: le “fonti preferite”.

Una novità apparentemente tecnica, ma che in realtà tocca un tema molto più profondo: chi decide quali informazioni vediamo online?

Cosa sono le “fonti preferite”

La nuova funzione permette agli utenti ed alle utenti di selezionare manualmente siti, giornali e portali di informazione considerati affidabili, facendoli comparire con maggiore evidenza nelle sezioni dedicate alle notizie.

In pratica, quando una delle fonti selezionate pubblica un contenuto aggiornato e pertinente, Google può mostrarlo più facilmente nelle aree:

  • “Notizie principali”
  • “Dalle tue fonti”

Le altre testate continueranno comunque a comparire nei risultati di ricerca, ma il sistema introdurrà un elemento nuovo: la scelta attiva dell’utente.

Non sarà più soltanto l’algoritmo a stabilire cosa merita attenzione.

Perché questa novità è importante

La questione non riguarda soltanto la comodità di personalizzare le notizie.

Negli ultimi anni, sempre più studiosi e studiose, e professionisti e professioniste dell’informazione hanno evidenziato come gli algoritmi tendano spesso a premiare:

  • velocità
  • engagement
  • contenuti sensazionalistici
  • titoli emotivi
  • pubblicazioni massive generate automaticamente

Il risultato è un ecosistema digitale in cui informazioni accurate e contenuti poco verificati finiscono spesso sullo stesso piano.

La possibilità di selezionare fonti affidabili rappresenta quindi anche uno strumento di difesa contro:

  • fake news
  • siti poco autorevoli
  • disinformazione
  • contenuti manipolatori
  • articoli costruiti esclusivamente per attirare traffico

In un panorama dominato dall’automazione, questa funzione restituisce almeno in parte agli utenti la possibilità di decidere chi ascoltare.

Il tema dell’informazione sulla disabilità

La novità assume un significato ancora più importante quando si parla di disabilità.

L’informazione sul tema continua infatti a essere attraversata da problemi molto specifici:

  • titoli paternalistici
  • inspiration porn
  • narrazioni pietistiche
  • informazioni mediche non verificate
  • utilizzo della disabilità come leva emotiva
  • contenuti costruiti per indignare o commuovere

Per questo motivo, poter selezionare fonti considerate affidabili e competenti permette anche di costruire un rapporto più consapevole con le notizie che riguardano diritti, accessibilità, salute, welfare e rappresentazione delle persone disabili.

Scegliere una fonte significa, in parte, scegliere anche quale narrazione sostenere.

Come funzionano le fonti preferite

La funzione è integrata direttamente nell’esperienza di ricerca di Google.

Gli utenti possono indicare i siti che desiderano seguire e, una volta effettuata la selezione, Google terrà conto di quella preferenza nella visualizzazione delle notizie.

Non esiste un limite massimo al numero di fonti selezionabili, permettendo così di costruire un ecosistema informativo personalizzato.

Tra i siti che invitano gli utenti a utilizzare questa funzione c’è anche Disabili.com, che ha presentato la novità come uno strumento utile per rafforzare un’informazione più consapevole e verificata sui temi della disabilità.

Un piccolo cambiamento dentro un sistema enorme

È improbabile che una singola funzione riesca da sola a risolvere i problemi dell’informazione online.

Gli algoritmi continueranno a influenzare profondamente ciò che leggiamo, così come l’intelligenza artificiale continuerà a modificare la produzione e la diffusione dei contenuti digitali.

Eppure questa novità introduce qualcosa che negli ultimi anni sembrava essersi progressivamente ridotto: la possibilità di scegliere attivamente.

In un web sempre più costruito attorno a suggerimenti automatici, feed personalizzati e contenuti decisi da sistemi opachi, poter dire “questa è una fonte di cui mi fido” non è un dettaglio tecnico.

È anche una scelta culturale.

La domanda che resta

Resta però una questione aperta.

Se oggi Google sente la necessità di permettere agli utenti di “selezionare” le fonti affidabili, significa anche riconoscere implicitamente quanto il web sia diventato difficile da attraversare senza strumenti critici.

E forse è proprio questo il punto più interessante della vicenda: la nuova funzione non parla soltanto di tecnologia.

Parla della crescente difficoltà di distinguere, online, tra informazione e rumore.

 

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