Il 22 maggio 2026 la Pinacoteca Agnelli ospiterà l’evento conclusivo della seconda edizione di WE ARE OPEN!, progetto pilota dedicato all’educazione all’accessibilità culturale promosso insieme alla Fondazione Agnelli.
L’appuntamento, previsto alle 11:30 negli spazi del Lingotto, chiuderà un percorso che negli ultimi mesi ha coinvolto studentesse, studenti, associazioni e realtà del territorio in una riflessione concreta su cosa significhi davvero rendere la cultura accessibile.
Non solo eliminare barriere architettoniche, ma interrogarsi sul modo in cui musei, opere, linguaggi e spazi culturali possono essere attraversati da persone diverse, con esigenze e modalità di fruizione differenti.
Un progetto costruito insieme a scuole e territorio
La seconda edizione di WE ARE OPEN! ha coinvolto direttamente le comunità scolastiche dell’IIS Giolitti, del Liceo Berti e del Liceo Gioberti, trasformando studenti e studentesse in protagonisti attivi e attive del progetto.
Accanto alle scuole hanno partecipato anche figure e realtà impegnate da anni sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione, tra cui Anna Di Domizio, il gruppo ParLIS, AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla e Marco Andriano.
L’obiettivo non è stato semplicemente “parlare” di accessibilità, ma costruire un’esperienza condivisa capace di mettere in discussione il modo tradizionale di vivere gli spazi culturali.
Un video in LIS sulle opere della Pinacoteca
Durante la mattinata verrà presentato anche un video in Lingua dei Segni Italiana realizzato su una selezione di opere della collezione permanente della Pinacoteca Agnelli.
Il progetto video è stato sviluppato con il coinvolgimento diretto delle studentesse e degli studenti che hanno partecipato al percorso educativo, trasformando la LIS non in un semplice “strumento aggiuntivo”, ma in parte integrante della narrazione museale.
Un passaggio importante, soprattutto in un panorama culturale italiano in cui l’accessibilità viene ancora troppo spesso trattata come elemento secondario o intervento straordinario.
Accessibilità culturale: il punto non è solo “poter entrare”
Negli ultimi anni il tema dell’accessibilità nei musei e negli spazi culturali è diventato sempre più centrale. Ma molto spesso il dibattito si ferma alle infrastrutture:
- rampe
- ascensori
- percorsi facilitati
- supporti tecnici
Elementi fondamentali, certo, ma non sufficienti.
Progetti come WE ARE OPEN! provano invece a spostare il discorso anche sul piano culturale e relazionale:
chi può davvero partecipare a un’esperienza artistica?
Chi si sente rappresentato?
Chi riesce ad accedere ai contenuti?
E soprattutto: chi viene ancora lasciato fuori?
La scelta di coinvolgere direttamente giovani, associazioni e persone con esperienze differenti sembra andare proprio in questa direzione: trasformare l’accessibilità da semplice adattamento tecnico a pratica collettiva di partecipazione.
Un’esperienza collettiva per “allargare la riflessione”
Dopo la presentazione del progetto e del video in LIS, l’evento proseguirà con un’esperienza collettiva pensata per ampliare il confronto sull’accessibilità culturale.
Un elemento interessante perché rompe l’idea dell’evento come semplice restituzione finale. Non solo un momento celebrativo, quindi, ma uno spazio aperto di dialogo e sperimentazione.
Ed è forse proprio questo il punto più significativo di iniziative come WE ARE OPEN!:
ricordare che l’accessibilità non riguarda esclusivamente le persone disabili.
Riguarda il modo in cui immaginiamo la partecipazione culturale di tutte e tutti.
Quando l’accessibilità smette di essere un “extra”
In Italia il tema dell’accessibilità culturale continua spesso a essere trattato come un’aggiunta facoltativa, un progetto parallelo o un intervento speciale destinato a poche persone.
Eventi come quello della Pinacoteca Agnelli provano invece a ribaltare la prospettiva:
l’accessibilità non come eccezione, ma come parte strutturale del modo in cui si costruisce cultura.
E forse è proprio questo il significato più interessante del titolo WE ARE OPEN!.
Non soltanto “siamo aperti”.
Ma anche: chi stiamo davvero lasciando entrare?
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