Raccontare la disabilità, la genitorialità e le nuove forme di famiglia senza retorica, mettendo al centro le relazioni, l’autonomia e il diritto a essere accolti. È stato questo il cuore dell’incontro “Famiglia: storie di amore, autonomia e legami scelti”, ospitato al Salone Internazionale del Libro di Torino, che ha visto dialogare Marina Viola e Luca Trapanese a partire dai loro libri “Il Volo del Tacchino”, pubblicato da Garzanti, e “Una Famiglia Imperfetta”, edito da Salani.
Nel corso dell’incontro, i due autori hanno affrontato temi legati alla disabilità, all’autonomia abitativa, all’adozione, alla rappresentazione delle famiglie e al ruolo della società nell’accoglienza delle differenze, intrecciando riflessioni politiche e sociali con le proprie esperienze personali.
Marina Viola ha raccontato la nascita del suo libro partendo dalla storia del figlio Luca, persona adulta con sindrome di Down, autistica ed epilettica. “Ho sentito la voglia di condividere una storia che non tutti hanno la possibilità di conoscere – ha spiegato – perché le persone spesso non incontrano realtà come quella di mio figlio. Ho voluto raccontare il momento in cui Luca ha preso il suo ‘volo da tacchino’ ed è andato a vivere da solo. In Italia siamo ancora un po’ indietro da questo punto di vista”. Il focus del libro è proprio dedicato all’età adulta e sulla conquista dell’autonomia: “Luca oggi ha trent’anni, parla pochissimo, circa cento o centocinquanta parole, ma si è inventato un linguaggio tutto suo per esprimere i bisogni. Attraverso di lui abbiamo imparato un altro modo di guardare il mondo, fatto di istantaneità, pazienza, empatia e autonomia”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema delle famiglie non convenzionali e alla necessità di superare stereotipi e modelli rigidi. Luca Trapanese ha ripercorso la propria esperienza di padre adottivo di Alba, spiegando come la scelta di scrivere sia nata dall’esigenza di contrastare una narrazione superficiale della loro storia. “Quando si parlava di Alba – ha raccontato – si cercava sempre un colpevole senza affrontare i temi sociali che quella storia portava con sé. Ho sentito il bisogno di lasciare ad Alba una sorta di testamento della nostra famiglia”. Trapanese ha poi criticato l’idea di una famiglia “normale” come modello unico di riferimento: “Non esistono famiglie normali – ha spiegato – e dobbiamo chiederci quale sarebbe davvero quella tradizionale. Le famiglie esistono tutte e, se non le raccontiamo, creiamo emarginazione e solitudine”.
Nel suo intervento, l’autore ha insistito molto sul concetto di accoglienza e sul ruolo della società nella costruzione dell’identità personale. “Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno accolto per quello che sono – ha detto – e che mi hanno dato la possibilità di essere me stesso. Se Alba non verrà accolta, allora tutto il lavoro fatto sarà stato inutile. La felicità dipende da una società pronta ad accogliere la diversità”.
Il titolo Una famiglia imperfetta nasce proprio da questa riflessione. “Non credo nella perfezione della famiglia – ha spiegato Trapanese – ma nelle relazioni che la costruiscono. Siamo diventati una famiglia imperfetta come tutte”. L’autore ha raccontato anche la propria esperienza personale di adozione “da adulto”, avvenuta per diventare legalmente fratello di un amico con disabilità: “La sentenza del giudice è stata bellissima – ha ricordato – perché ha riconosciuto che eravamo già una famiglia fondata sui legami affettivi e che il compito della legge era soltanto quello di tutelarci”.
Un altro tema centrale dell’incontro è stato il rapporto tra disabilità e società. Entrambi gli autori hanno denunciato una visione ancora troppo legata all’assistenza sanitaria e poco orientata alla valorizzazione delle potenzialità delle persone. “In Italia – ha osservato Marina Viola – non esiste quasi nessun supporto reale se non quello costruito dai genitori stessi”. Trapanese ha invece raccontato l’esperienza del borgo sociale nato a Caserta, oggi diventato fondazione, dove persone con disabilità vivono in autonomia e lavorano in attività come bed and breakfast, fattorie e asili: “Abbiamo costruito una realtà diversa dalla classica visione sociosanitaria della disabilità – ha spiegato – perché le persone disabili non sono un problema da gestire ma persone con potenzialità”.
L’autore ha poi criticato l’approccio politico italiano sul tema: “La disabilità non può essere legata soltanto al welfare o al sociale – ha dichiarato – perché così viene vista come un problema. Dovrebbe invece essere affrontata come una questione che riguarda a 360 gradi l’essere umano”. Secondo Trapanese, manca ancora una vera cultura dell’autonomia e della partecipazione: “Non abbiamo costruito una scuola strutturata, né una vera legge sul lavoro. Facciamo ancora fatica a parlare di sessualità, indipendenza e vita adulta delle persone disabili”.
Un confronto intenso e partecipato che ha mostrato come raccontare esperienze personali significhi anche interrogarsi sui modelli culturali e sociali del presente, aprendo nuove prospettive sul concetto di famiglia, inclusione e cittadinanza.