Che cosa manca quando guardiamo un’opera d’arte?
Un’immagine? Una voce? Un archivio? Oppure manca il modo giusto per accedervi davvero?
È attorno a queste domande che nasce “Quello che non c’è”, la mostra bipersonale dedicata agli artisti Maria Jesus Requena e Mario Marucci, organizzata da Archivio DiMAUrO Aps negli spazi di Aura Studio a Torino. Un’esposizione che non si limita a mostrare opere, ma prova a interrogare ciò che nell’arte contemporanea spesso resta invisibile, escluso o semplicemente non raccontato.
L’inaugurazione è prevista per sabato 30 maggio 2026, all’interno della cornice di Future Week e in dialogo con il tema di Archivissima 2026, proprio dedicato a “Quello che non c’è”.
L’assenza come punto di partenza
La mostra parte da un’idea semplice ma potentissima: non tutto ciò che conta è immediatamente visibile.
Esistono opere mai esposte, archivi dimenticati, materiali perduti o mai conservati. Esistono storie artistiche che non sono state documentate, memorie rimosse, linguaggi che non hanno trovato spazio o pubblico.
E a volte, suggerisce provocatoriamente il progetto curatoriale, manca addirittura l’artista.
“Quello che non c’è” lavora proprio su questo vuoto apparente, trasformandolo in uno spazio di riflessione. Non come nostalgia di qualcosa perduto, ma come tentativo di osservare ciò che normalmente rimane fuori campo: l’assenza, la cancellazione, la difficoltà di accesso, la fragilità della memoria culturale.
Le opere di Maria Jesus Requena e Mario Marucci
L’esposizione mette in dialogo due opere provenienti dalla collezione degli artisti Maria Jesus Requena e Mario Marucci, figure accomunate da una ricerca che attraversa materia, percezione e presenza.
Il progetto non punta tanto alla quantità delle opere esposte quanto alla loro capacità di aprire domande.
Nelle pratiche artistiche contemporanee, infatti, il tema dell’assenza è spesso legato al corpo, alla memoria, al tempo e alla difficoltà di rappresentare ciò che sfugge alle immagini tradizionali. L’opera non diventa soltanto qualcosa da osservare, ma un luogo da attraversare mentalmente, dove il significato si costruisce anche attraverso ciò che non viene mostrato esplicitamente.
Ed è qui che il titolo della mostra acquista forza: “quello che non c’è” non coincide necessariamente con il vuoto, ma con tutto ciò che normalmente non viene considerato centrale.
L’accessibilità come questione culturale
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il tema dell’accessibilità.
La mostra nasce infatti anche come riflessione su ciò che manca nell’arte contemporanea quando si parla di inclusione culturale. Non soltanto barriere fisiche, ma possibilità reali di partecipazione, comprensione e fruizione.
Grazie alla collaborazione con LISten Aps, l’esposizione sarà accessibile anche alle persone sorde, sottolineando come l’accessibilità non debba essere trattata come un’aggiunta tecnica o secondaria, ma come parte integrante dell’esperienza artistica.
È un passaggio importante perché troppo spesso il mondo dell’arte continua a immaginare un pubblico “standard”, dimenticando la pluralità dei modi in cui le persone percepiscono, attraversano e vivono gli spazi culturali.
In questo senso, “Quello che non c’è” sembra suggerire una domanda ancora più ampia: quante persone restano escluse dall’arte non perché manchi l’interesse, ma perché mancano gli strumenti per renderla davvero accessibile?
Archivi, memoria e futuro
Il progetto si inserisce all’interno della rassegna “Otros planetas: el mundo en tu casa”, promossa da Archivio DiMAUrO Aps, realtà che da anni lavora sulla conservazione, valorizzazione e rilettura degli archivi artistici contemporanei.
E proprio gli archivi diventano una delle chiavi più interessanti della mostra.
Perché un archivio non racconta solo ciò che è stato conservato, ma anche ciò che è andato perso, dimenticato o mai riconosciuto come importante.
In un’epoca in cui produciamo continuamente immagini, contenuti e memoria digitale, “Quello che non c’è” invita a fermarsi su una domanda meno immediata ma fondamentale: cosa scegliamo di conservare? E soprattutto, cosa lasciamo scomparire senza accorgercene?
La mostra resterà visitabile fino al 5 giugno 2026 presso Aura Studio, in via San Rocchetto 2 interno 4 a Torino.
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